Credito caro per le piccole imprese: tassi fino all’8,7% per i prestiti di liquidità sotto i 50mila euro
Economia. Il denaro resta caro per artigiani e piccole imprese, soprattutto quando il finanziamento richiesto è di importo contenuto. A dirlo è una elaborazione della CNA sui tassi applicati al 31 dicembre 2025, che evidenzia una distorsione persistente: a parità di finalità, il credito costa molto di più a chi chiede poco, rischiando di trasformare il finanziamento da leva di crescita a fattore di selezione. Per i prestiti a investimenti, il TAEG medio nazionale è al 3,96%, ma si passa dal 3,58% delle operazioni oltre un milione al 6,08% di quelle fino a 50mila euro. Il quadro diventa ancora più critico sulla liquidità: il tasso medio nazionale è al 4,95%, ma per le operazioni fino a 50mila euro raggiunge l’8,73%, contro il 3,54% dei finanziamenti oltre un milione. Un differenziale di oltre 5 punti percentuali.
Nel Nord-Est, dove i tassi sono più contenuti, il divario resta marcato: per la liquidità, si va dal 3,33% delle operazioni oltre un milione all’8,23% di quelle fino a 50mila euro. In tutte le macroaree, la fascia fino a 50mila euro presenta un costo superiore di circa un punto e mezzo rispetto alla classe successiva, segno di un onere fisso del piccolo credito che pesa sulle imprese di minori dimensioni. Rispetto ai picchi del 2023 si registra una riduzione, ma il costo del denaro resta lontano dai livelli pre-stretta monetaria: per gli investimenti, il TAEG è più che raddoppiato rispetto al 2021 (1,61%), mentre per la liquidità sotto i 50mila euro il tasso è fermo all’8,73%.
«Per una piccola impresa un finanziamento da 30, 40 o 50mila euro può significare acquistare un macchinario, digitalizzare un processo, assumere una persona o superare una fase di tensione finanziaria», sottolinea Cristiano Cantisani, presidente di CNA Trentino Alto Adige. «Se il piccolo credito continua a costare molto più del credito di grande dimensione, il rischio è che gli investimenti vengano rinviati e la liquidità diventi sempre più onerosa proprio per le imprese più radicate nei territori».
Per CNA è necessario rafforzare garanzie pubbliche più efficaci, valorizzare il ruolo dei consorzi territoriali come Garfidi, adottare criteri di valutazione più attenti alla storia dell’impresa e semplificare procedure e tempi. Senza un canale del credito più equilibrato, la riduzione dei tassi rischia di fermarsi prima di arrivare all’economia reale.