Economia altoatesina, Banca d’Italia: PIL a +0,6% ma l’incertezza frena gli investimenti
Economia. Presentato a Bolzano il rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia delle Province autonome. Il quadro tracciato per l’Alto Adige è di crescita contenuta nel 2025, sostenuta da consumi e investimenti, ma con ampi margini di cautela legati all’incertezza internazionale, alla frenata delle esportazioni e a questioni strutturali che attraversano il territorio, dal valico del Brennero ai divari del mercato del lavoro. Secondo l’indicatore ITER della Banca d’Italia, il PIL reale è aumentato dello 0,6%, leggermente sopra la media nazionale dello 0,5%. A sostenere la dinamica una moderata crescita dei consumi e la ripresa degli investimenti, mentre hanno pesato le tensioni geopolitiche e la debolezza della domanda estera.
Il settore industriale ha mostrato una sostanziale tenuta dei fatturati, con ricavi in aumento per le imprese manifatturiere, in particolare di maggiori dimensioni e nel comparto alimentare. Le esportazioni, tuttavia, hanno risentito del rallentamento dei mercati europei di lingua tedesca: in termini reali sono calate dello 0,4%, mentre in termini nominali hanno registrato un +0,8%, in deciso rallentamento rispetto al +6,6% del 2024. A condizionare l’andamento complessivo il marcato calo degli apparecchi elettrici, che ha sottratto oltre 5 punti alla crescita.
Più brillante la performance del comparto edile, trainato dai cantieri legati al PNRR e alle opere per le Olimpiadi invernali del 2026. Sul mercato immobiliare i prezzi delle case sono cresciuti del 6,8%, su ritmi più elevati rispetto al +4,0% della media nazionale. Tra i servizi, il turismo ha confermato il suo slancio: le presenze sono aumentate del 3,1%, con una spinta significativa dalla domanda straniera e dalle strutture extra-alberghiere.
Gli investimenti delle imprese sono aumentati moderatamente, con dinamiche più favorevoli nel settore industriale. Le prospettive per il 2026, però, segnalano un possibile rallentamento dell’accumulazione, in un contesto in cui l’incertezza e il deterioramento delle aspettative di domanda inducono cautela.
Il mercato del lavoro resta solido. L’occupazione è stabile su livelli storicamente elevati, con la componente dipendente in crescita e quella indipendente in calo. Il tasso di disoccupazione si è ulteriormente ridotto all’1,8%, contro il 6,1% nazionale. Il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un +0,9% in termini reali, in linea con la media italiana, ma l’inflazione — salita dall’1,7% del 2024 al 2,2% — ha eroso il potere d’acquisto delle retribuzioni.
Nel mercato del credito si registra una ripresa: i prestiti bancari a famiglie e imprese sono cresciuti del 2,5% a dicembre 2025, dopo il calo dell’1,6% a fine 2024. I depositi del settore privato hanno continuato ad espandersi, mentre la qualità del credito è rimasta buona, con i prestiti deteriorati scesi al 2,8% dal 3,3% di un anno prima.
Il rapporto si sofferma su tre nodi strutturali per il territorio. Il Brennero conferma la sua centralità: circa l’80% dei flussi commerciali altoatesini e il 60% di quelli trentini transitano attraverso questo valico, su un interscambio totale di 23,2 miliardi di euro. Il completamento della galleria di base, previsto per il 2032, dovrebbe aumentare la capacità e favorire il riequilibrio modale verso la ferrovia, ma nel breve periodo i cantieri rischiano di aggiungere pressione su un asse già congestionato.
Il settore agricolo, che incide per il 5% del valore aggiunto provinciale, si distingue per un’intensa integrazione con l’industria alimentare e per livelli di produttività e meccanizzazione ampiamente superiori alla media italiana. Le esportazioni di prodotti agricoli e alimentari pesano per quasi un terzo sulle vendite estere, un valore che supera di gran lunga il dato nazionale.
Il terzo focus riguarda il lavoro e i redditi. Tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni nominali nel settore privato sono cresciute del 33,4%, ma in termini reali hanno perso circa l’8% del potere d’acquisto. Permangono divari significativi: il tasso di attività femminile è inferiore di circa 10 punti a quello maschile, con le donne più concentrate nel part-time e penalizzate da una forbice retributiva del 9,2% sulle retribuzioni orarie. Giovani e lavoratori stranieri restano inseriti in percorsi occupazionali più fragili e in qualifiche a minor valore aggiunto.
Nell’immagine in apertura, da sinistra a destra, Michele Cascarano, Stefano Francescon e Gennaro Sansone (credits Ufficio Stampa Banca D’Italia)