Democracy is coming, la promessa sospesa nell'arte di Leander Schwazer e Nazar Strelyaev Nazarko
Bolzano. “Democracy is coming”, la democrazia sta arrivando. Ma quando mai? Viene da chiederselo leggendo il titolo della mostra alla Galleria Alessandro Casciaro a Bolzano in cui sono messe in dialogo le nuove opere di Leander Schwazer (Vipiteno, 1982) e di Nazar Strelyaev Nazarko (Ucraina, 1998). In un contesto internazionale segnato da guerre e crisi, il tema dell’esposizione può sembrare quasi una provocazione, se non una trovata comunicativa. E invece, come spesso accade nell’arte contemporanea, le cose sono un po’ più complesse, e mai letterali. Leggendo il testo critico apprendiamo che «La democrazia è promessa, processo, tensione. È una parola continuamente invocata, ma mai definitivamente compiuta. Il titolo della mostra – Democracy is coming – riprende la celebre canzone di Leonard Cohen del 1992 e la trasforma in una dichiarazione sospesa tra speranza, ironia e interrogazione. Se la democrazia “sta arrivando”, allora non è ancora qui: da dove proviene? E soprattutto, cosa la rende reale?»
Veduta della mostra Democracy is coming alla Galleria Alessadro Casciaro. Foto Jürgen Eheim
La mostra non offre quindi risposte ma traccia, attraverso l’arte, spunti di riflessione aperti, proponendo immagini e immaginari, approcci di pensiero e memorie personali che affondano nella storia del novecento. Il tutto con profonda levità, senza mai scadere in certe ipocrisie e pesantezze che l’arte politicamente impegnata talvolta propone. Il tema Democracy is coming è giocato su più livelli, quello simbolico-teorico di Schwazer e dei suoi lavori concettuali e quello più biografico-umanistico di Strelyaev Nazarko, che si esprime invece attraverso un linguaggio figurativo e un medium classico come la pittura.
La democrazia è un campo di equilibrio instabile e mai definitivo: questo concetto prende forma visiva immediata nell’opera Tutto è in equilibrio di Leander Schwazer, a prima vista un’installazione colorata e trasparente. Avvicinandoci vediamo che è composta da centinaia di livelle sospese su fili che reagiscono al movimento di chi passa, e che quindi non saranno mai “in bolla”. Curiosità: il liquido delle livelle è di un insolito rosa – i pezzi sono stati trovati all’artista in un viaggio in Cina.
Leander Schwazer, In balance, 2026. Foto Jürgen Eheim
Durante i suoi viaggi tra le città europee Schwazer ha recuperato invece le lettere luminose che compongono la grande scritta- installazione su una parete dell’ingresso in galleria. Sono lettere pubblicitarie di diversi font e dimensioni create originariamente per diffondere messaggi commerciali nello spazio pubblico e che ora comunicano il titolo della mostra, Democracy is coming. Anche qui, non c’è nulla di “dritto” o regolare: la scritta segue la traiettoria di una spirale logaritmica, il messaggio ci arriva accattivante quanto tortuoso, l’estetica è tanto pop quanto sconnessa: forse la democrazia arriverà mettendo insieme pezzi da ciò che resta dopo scarti e fallimenti dei nostri modelli iperconsumistici? Alla caleidoscopica installazione di Leander Schwazer rispondono i dipinti di Nazar Strelyaev Nazarko.
All’interno della mostra, i lavori del giovane artista ucraino, nato e cresciuto nella città di Kharkiv, introducono una dimensione umana e narrativa. Ma, al di la del tema, le opere ci colpiscono per un linguaggio pittorico immediato, che coniuga estetiche da realismo socialista e riferimenti degli antichi maestri europei della pittura. Sono dipinti seducenti e ambigui quelle di Strelyaev Nazarko, in cui risuonano le composizioni delle sacre conversazioni rinascimentali, la pittura degli affetti e anche, facendo un grande salto, una certa crudezza delle straordinarie figure di Cagnaccio di San Pietro. I soggetti traggono spunto da ricordi e racconti familiari legati al progetto utopico dell’Unione Sovietica, che prendono forma in scene enigmatiche, bizzarre, in cui l’accuratezza fisiognomica dei personaggi contrasta con l’assurdità delle azioni messe in scena. Spesso l’artista sembra volerci spiazzare, divertito.
Nazar Strelyaev Nazarko, Babylonian, 2024, olio su tela, 60×45
foto courtesy of the artist / Alessandro Casciaro Art Gallery
Come per il dipinto Butterfly Hunt. L’opera, ispirata a un’illustrazione di propaganda sui giochi spensierati dell’infanzia, è riporta a una situazione sottilmente ambigua e allusiva tra uomini raccolti intorno a una giovane donna che fruga nel retino con cui ha catturato, forse, una farfalla. Se ricondotto al tema della mostra -la difficile ricerca di una democrazia inafferrabile- il parallelo simbolico non è poi lontano: andare a caccia di farfalle significa, infatti, andare a cercare intensamente cose o persone difficili da trovare, o inseguire ostinatamente qualcuno in fuga… Nel dipinto Babylonian, l’artista rielabora invece un’immagine tratta da un libro di propaganda sovietica appartenuto alla nonna: una lavoratrice con una catena al collo. La figura è trasformata in un ritratto sensuale di donna con una camicia semitrasparente e catena dorata sulle spalle ed è sospeso tra seduzione, potere e costrizione. Il titolo richiama la Torre di Babele, simbolo di un’ambizione collettiva destinata al fallimento. In questa chiave, il progetto utopico dell’Unione Sovietica viene presentato come una nuova Babele: una costruzione fondata sull’idea di progresso universale, ma destinata a incrinarsi nelle proprie contraddizioni.
Tornando alle opere di Leander Schwazer, ci piace concludere con Whole: una grande superficie specchiante ovale in ottone in plexiglas, in cui la nostra immagine è restituita opaca, quasi inghiottita in un buco nero. E in tutto questo, dove rimane la democrazia invocata nel titolo della mostra? Rileggiamo un verso della canzone di Leonard Cohen a cui si è ispirata, che a proposito della democrazia dice “Arriva dalla sensazione/ che non sia esattamente reale,/ o che sia reale, ma non sia esattamente lì”*. Un “li” che resta instabile e continuamente rimesso in discussione.
Caterina Longo
*testo originale: It’s coming from the feel/ that this ain’t exactly real,/or it’s real, but it ain’t exactly there
Immagine in apertura: Nazar Strelyaev Nazarko, Butterfly Hunt, 2024, olio su tela, 100×125
foto courtesy of the artist / Alessandro Casciaro Art Gallery

