I borghi turistici in Alto Adige: l'esempio di Chiusa
Alto Adige. Chiusa con Vipiteno, Castelrotto, Egna e Glorenza è uno dei cinque comuni altoatesini che fa parte dell‘associazione di “I Borghi più belli d’Italia” che comprende “oltre 375 comuni che soddisfano rigorosi criteri di qualità architettonica, valorizzazione delle tradizioni ma soprattutto, sviluppo sociale e turismo etico”. Per motivi vari, contesto, dimensioni, percorsi e storia, Chiusa/Klausen è probabilmente il borgo più borgo dell’intera provincia di Bolzano.
La cura del piccolo centro storico, la presenza di un museo piccolo ma suggestivo, la camminata verso il monastero di Sabiona, il sentiero panoramico “La pietra di Dürer” e l’offerta gastronomica lo rendono un borgo a denominazione di origine fino troppo controllata.
Al di là delle opinioni di ognuno rispetto ai borghi e alla loro “turistificazione”, va sottolineato come la sopravvivenza dell’abitato storico di Chiusa sia un mezzo miracolo. Proprio all’ingresso del paese si trovano, infatti, una a fianco all’altra una linea ferroviaria, due strade statali e l’autostrada del Brennero. Eppure mentre si cammina per i vicoli del centro storico, la modernità e il traffico sembrano lontanissimi, nello spazio e nel tempo. Non solo per questo, chi scrive capita spesso da queste parti.
Il borgo di Chiusa
La stazione ferroviaria di Chiusa sorge un chilometro a nord dal centro storico. Dopo un paio di minuti di cammino si scorge sulla sinistra un vecchio trenino con tanto di locomotiva a vapore. E’ una “reliquia” della soppressa ferrovia della Val Gardena che aveva il suo capolinea proprio alla stazione di Chiusa.
Proseguendo a piedi per altri cinque minuti scarsi si arriva al ponte pedonale che attraversa l’Isarco e permette l’ingresso nel centro storico cittadino. Proprio di fronte si scorge l’ufficio turismo cittadino che ospita l’associazione turistica Chiusa/Barbiano/Velturno/Villandro. La direttrice, Evi Dissertori, è in carica da poco più di un anno, è quindi ancora molto attenta alle risposte ai giornalisti. Precisato il motivo della visita, raccontare un borgo altoatesino, spiega innanzitutto che Chiusa ha caratteristiche particolari rispetto alle altre zone dell’associazione turistica, luoghi che hanno un’attrattiva turistica più in sintonia con quella del resto dell’Alto Adige: “La maggioranza dei turisti viene in questa zona in cerca di tranquillità e vita all’aria aperta. Chiusa ha aspetti diversi, è una città piccolina, cinquemila abitanti e un centro storico medievale con tanti piccoli negozi a alberghi a gestione famigliare”.
I numeri sembrano darle ragione: i pernottamenti per l’intera area sono circa stati 650.000 nel 2025, a Chiusa circa un terzo del totale, 217.000. La netta maggioranza dei visitatori proviene dalla Germania, il 59% per l’intera area, il 48% della sola Chiusa. Molto più ridotta la presenza italiana, il 16,4% per l’area, il 21% della sola Chiusa. “L’area – sottolinea Dissertori – è tradizionalmente una meta privilegiata dal turismo germanico, soprattutto in occasione dei Törggelen, ma non solo. Il periodo di maggiore affluenza è quello da giugno a novembre, anche perché non ospitiamo impianti sciistici e il pernottamento medio è di tre o quattro notti. Chi viene da queste parti cerca tranquillità, autenticità, natura, attività all’aria aperta, buon cibo e buon vino, Sylvaner e Kerner sono molto apprezzati e Sabiona, a maggio, ospita il festival del vino”. In sintesi, l’offerta turistica e le relative politiche di promozione e marketing, non sono molto differenti dal resto della provincia, non si punta in maniera particolare sulle caratteristiche peculiari del borgo. La direttrice ammette che non è semplice armonizzare l’offerta di Chiusa con quella del resto dell’area: “Probabilmente dovremmo investire di più sulla promozione del borgo e sul raccontare la storia della città anche perché ci aiuterebbe ad aumentare la presenza di turisti italiani che sono più ricettivi a questo tipo di offerta”.
Chiusa e la sua storia
Il turista italiano, notoriamente, è abituato a ricercare gli edifici storici, le antichità di ogni luogo, ma l’Alto Adige non si contraddistingue per questo. Ovviamente Bressanone, Merano o Bolzano puntano anche sui loro centri storici, ma, escluse le città principali, chi raggiunge l’Alto Adige cerca vette dolomitiche, laghi pittoreschi e vita tranquilla all’aria aperta. Chiusa, probabilmente, fatica a inserirsi in un contesto di questo tipo. Sia chiaro, può andare benissimo così, i numeri soddisfano gli operatori turistici e il rischio del turismo “mordi e fuggi” è sempre dietro l’angolo, ma, per esempio, Chiusa potrebbe puntare maggiormente sull’offerta di turismo “culturale” e “slow” su cui ha puntato, con successo, il Renon.
Da questo punto di vista, il contesto aiuta. Il monastero benedettino di Sabiona, che qualcuno ha addirittura definito “l’acropoli del Tirolo”, è raggiungibile con una breve ascesa dal centro storico di Chiusa e permette una bella vista sulla valle Isarco. E’ uno dei più antichi monumenti cristiani dell’arco alpino ed è stata la sede vescovile del Tirolo (diocesi di Sabiona), prima dello spostamento a Bressanone attorno all’anno 1000. Grazie al monastero, il villaggio di Chiusa risulta menzionato già nel 1027 come “Clausa sub Sabiona sita” e nel 1308, ottenne la denominazione di “città”. Nei due secoli successivi visse un periodo di notevole prosperità grazie all’attività mineraria, mentre, più di recente, a partire dalla fine dell’Ottocento, Chiusa si è caratterizzata come città degli artisti. Fu grazie a loro che la sua immagine di cittadina romantica si è diffusa in tutto il mondo tedesco.
Nel Novecento, l’arrivo della modernità, dell’autostrada e delle ferrovie, ha finito per “nascondere” il suo centro storico che, invece, ancora oggi merita almeno una visita. Per esempio, riguardo all’offerta culturale, non si può dimenticare il Museo civico ospitato nell’ex convento dei Cappuccini, situato poco dopo il ponte in pietra sul rio Tinne, a pochi passi dalla piazza principale. Ospita il “Tesoro di Loreto” e una sezione dedicata alla Colonia Artistica di Chiusa (1874-1914). Purtroppo, quest’ultima, non è attualmente esposta al pubblico, ma ci si può rifare con una delle esposizioni temporanee organizzate durante l’anno.
Scendere verso le rive dell’Isarco perdendosi tra i vicoli medievali è, probabilmente, il migliore consiglio che si può dare ai turisti che visitano Chiusa. Difficile resistere alla tentazione di scattare decine di foto, ma chi scrive resta, però, legato a un’immagine su tutte: quella che mostra le biciclette degli alunni delle scuole parcheggiate lungo l’Isarco. Sono decine. Terminata la scuola, i bambini le inforcheranno per pedalare verso casa, spesso senza genitori, non da soli, insieme agli amici.



