Un'altra Piazza Walther a Bolzano? Il sogno incompiuto di Walther.2 a Casanova
Bolzano. Quartiere Casanova, periferia ovest di Bolzano. È una tiepida mattina di marzo, due anziani aspettano l’autobus, un signore porta a spasso il cane, più avanti una donna spinge una carrozzina. Giardinetti, e più in là il retro di un supermercato. Nulla sembra fuori posto, il verde non manca tra i grandi palazzi nel quartiere, c’è una certa varietà nelle architetture. Eppure, qui il vero abitante sembra essere il deserto. Qui si viene a dormire, mentre la vita è altrove – non a caso, a Bolzano si dice “andare in città”. Ma qual è la città? La città è il centro, con il suo “salotto buono”, piazza Walther. Questa idea sembra una verità immutabile, radicata da sempre nelle teste e nelle abitudini di chi a Bolzano ci vive e di chi Bolzano l’amministra. Eppure, il progetto Walther.2, tanto audace quanto contestato, aveva immaginato di ribaltare questa logica, letteralmente, portando a Casanova una piazza Walther sdoppiata, uguale e allo stesso tempo diversa dall’originale: e chissà che, come il bacio del principe nelle favole, avrebbe potuto salvare il quartiere dall’addormentarsi per sempre. E invece, come spesso accade nel capoluogo, a finire nella malia dell’immobilismo, risucchiato nel dimenticatoio, è stato il progetto Walther.2. In bocca a te ogni cosa muore cara Bolzano, verrebbe da dire, citando a sproposito l’artista Scotto di Luzio.
Il quartiere Casanova a Bolzano, marzo 2026. Foto Venti3
Ma andiamo con ordine: nel 2011 l’Istituto per l’Edilizia Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano indice un concorso di idee per la progettazione di un’area/parco nel nuovo quartiere Casanova di Bolzano. La proposta non deve limitarsi a creare un “arredo urbano”, ma un parco d’artista “catalizzatore di un progetto dialettico in divenire sensibilizzando l’attenzione degli abitanti e le loro necessità”. Budget massimo centomila euro. C’è grande interesse e partecipazione e alla fine la commissione decreta vincitore il progetto Walther.2 presentato dell’artista Peter Senoner con Alessandro Gatti, Alexandre Dvihally e Valeria Saggio dell’agenzia di comunicazione doc di Bolzano
Walther.2 fa subito discutere, ancora prima di essere realizzato – quindi è efficace. Ma qual era, esattamente, la proposta? Abbiamo deciso di rispolverarla dopo averla riscoperta nella recente mostra Inhabited dissonance (di cui abbiamo parlato qui). Considerato che ultimamente si è spesso parlato dei lavori di ristrutturazione di piazza Walther, in programma tra il 2027 e il 2028, durante i quali la statua del noto menestrello andrà in esilio – ma che, come ci si è affrettati a precisare, rispetteranno la configurazione storica della piazza- troviamo interessante giocare con un cortocircuito dell’attenzione e puntarla su questo progetto “disubbidiente”, che immagina un altro Walther possibile, il Walther.2.
Portare piazza a Walther a Casanova
“L’idea era creare una connessione molto forte portando a Casanova quello che rappresenta di più il centro di Bolzano, ovvero piazza Walther. Il progetto avrebbe avuto tutti gli elementi di Piazza Walther -i lampioni, le panchine e la statua -ma in alluminio: erano quindi qualcos’altro rispetto all’originale, ma speculari come luogo. Ai piedi della statua di Walther era previsto un prato, che avrebbe inglobato un mosaico di sanpietrini luminosi calpestabili, mentre tutt’intorno ci sarebbero stati degli alberi di Lagerstroemia Indica, come nella piazza originale. C’era poi un’altra scultura “nascosta”, da cercare, ma presente. Nel basamento della statua proponevamo di introdurre un contenitore pubblico, come ad esempio una biblioteca o un bar … un progetto che avremmo poi sviluppato insieme agli abitanti del quartiere” ci spiega Alessandro Gatti di doc. La scelta dell’alluminio per la realizzazione della piazza Walther gemella non era casuale: è un materiale splendente e resiste alle intemperie e al tempo, ma racchiude anche un significato più profondo, come spiega l’artista Peter Senoner: “l’alluminio è un materiale contemporaneo, industriale, legato anche alla storia della città di Bolzano e alla sua industrializzazione durante il fascismo. La trasposizione della statua del Walther dall’originale in marmo di Lasa con cui è realizzata, materiale considerato nobile, all’alluminio, porta quindi verso nuovi significati e avrebbe aperto il luogo a nuove identità rispetto al “vecchio” centro storico e al nuovo quartiere, che accoglie nuovi abitanti, rispecchiando una società in cambiamento”. E poi l’alluminio è un materiale leggero, che avrebbe tolto peso, soprattutto simbolico e politico, racchiuso nel monumento al menestrello Walther von der Vogelweide e alla storia dei suoi spostamenti in città: scolpita dal venostano Heinrich Natter nel 1889 la statua venne spostata durante il fascismo nel periferico parco Rosegger nel 1935 perché considerata emblema del pangermanesimo (vedi qui per dettagli) .
La scultura “ZACK” dell’artista Peter Senoner, in alluminio, punto di riferimento per la proposta del progetto Walther.2
ZACK, alluminio, vetro (© Peter Senoner Atelier / Dario Lasagni)
“Walther.2 non è assolutamente una copia: era pensato come un luogo vero, che avrebbe creato una connessione diretta con il centro per i residenti, ma anche i per turisti: come sarebbe arrivare al centro di Bolzano e trovare due centri?” ci risponde Gatti, e Senoner aggiunge: “un aspetto interessante è infatti che Google Maps avrebbe mostrato due piazze Walther. E allora quali dei due è più importante? Forse anche la Bolzano “moderna” può diventare un nuovo centro…” . Continua Gatti:“Non abbiamo mai cercato la provocazione, piuttosto volevamo creare curiosità. Sotssas ha sempre detto della funzione possiamo occuparci ma un po’ di magia ci vuole, e quello che volevamo portare era una grande sorpresa nella tessitura urbana… poteva essere una grande occasione perché le connessioni attraverso i piani urbanistici non sempre funzionano, le puoi creare in maniera teorica e invece noi l’avevamo proposta in maniera pratica”.
C’era poi un progetto strategico e di comunicazione, come spiega Valeria Saggio: “devi spaccare qualcosa per fare in modo che ci siano le motivazioni per cui migrino le attività commerciali e i locali. La proposta era quindi di prolungare i progetti culturali e gli eventi di piazza Walther, mercatino compreso, con degli shuttle puntando gioco con il doppione, sulla contaminazione, anche con una campagna di comunicazione che avrebbe attirato i turisti”. Insomma, guardato da vicino, il progetto Walters.2 era articolato e pensato su diversi livelli – simbolico, urbanistico, sociale- eppure è rimasto sulla carta.
Un progetto rimasto sulla carta: perchè?
Contattato per chiedere le ragioni dello stop al progetto, Christian Tommasini, ex assessore alla cultura di allora, ci ha risposto che l’assessorato era stato coinvolto in una fase concorsuale e che in fase realizzativa l’Ipes aveva avuto difficoltà di ordine burocratico e con gli stessi abitanti del quartiere. Tommasini ha sottolineato che il progetto si inseriva in una visione “policentrica” della città e in una più ampia serie di interventi sull’arte pubblica, fondata sull’idea che l’investimento in cultura potesse trasformare gli spazi in luoghi, favorire la socializzazione, contribuire a ridurre il senso di solitudine e prevenire la paura. Ha inoltre osservato che oggi, invece, il dibattito pubblico sembra orientato verso altre priorità, come l’apertura delle strade. “Serve molta energia per questo tipo di progetti, che vanno accompagnati con la comunicazione e il coinvolgimento degli abitanti… altrimenti si realizzano opere “belle” a livello formale, che non fanno male a nessuno, ma non portano nessun cambiamento, non vengono viste, sono come un soprammobile“ commenta Peter Senoner, aggiungendo un ulteriore livello: “credo poi che il tema fosse troppo spinoso a livello politico, portare un monumento della Bolzano “tedesca” nella Bolzano “italiana” – visioni e logiche che volevamo superare con la nostra proposta. A Bolzano ogni decisione viene pesata a livello politico e il risultato di questa mancanza di coraggio è lo stallo” conclude con una punta d’amarezza Senoner.
Caterina Longo
Immagine in apertura: il rendering del progetto Walther2. a Csanova, Bolzano, courtesy agenzia doc e Peter Senoner
