Internet delle cose, utili triplicheranno entro 2020

Pubblicato il 30 Maggio 2016 in Innovazione

 

L’Internet delle Cose (Iot, Internet of Things) è uno dei grandi trend del futuro: elettrodomestici, auto e sensori intelligenti connessi in rete. Proprio attraverso internet vengono infatti forniti dati a dei macchinari che provvedono poi a realizzare autonomamente i prodotti. In questo caso l’intelligenza si lega al fatto che le macchine coinvolte nella produzione si organizzano autonomamente. L’importanza economica di questo scenario viene illustrata da uno studio di Confartigianato che prevede come gli utili siano destinati a triplicarsi entro il 2020: si prevede una crescita annua del 20,4%, al punto che l’Internet delle Cose rappresenterà il 5,4% del PIL.

«Il collegamento tra computer ed internet è destinato a venire meno nei prossimi anni – commenta il presidente di lvh.apa Gert Lanz -. Anzi è possibile che i computer spariscano presto dalla nostra vita quotidiana e che vengano sostituiti dalle cosiddette soluzioni smart. In particolare nel settore manifatturiero, nel trasporto e nella logistica, per quanto concerne la riparazione delle auto ed il comparto delle installazioni ci sarà una crescita esponenziale – ha aggiunto Lanz -. In questi campi sono attive già adesso 800.305 aziende artigiane e 2.077.433 persone, che compongono il 73,6% dell’occupazione nell’artigianato.

I vertici di lvh.apa ritengono del tutto infondato il timore che la digitalizzazione renda inutile il lavoro delle persone: «Anche nei nuovi processi aziendali continuerà a servire il contributo di persone che intervengano e si assumano delle responsabilità – ha affermato il presidente del Gruppo Installazioni di lvh.apa Martin Haller -. A cambiare saranno le esigenze e su questo aspetto i passi avanti da compiere in ambito formativo sono ancora elevati». Il vice presidente di lvh.apa vede comunque nel processo di digitalizzazione delle grandi opportunità per le piccole imprese: «Proprio le aziende strutturate in dimensioni ridotte sono quelle più dinamiche e flessibili quando si tratta di effettuare dei cambiamenti rapidi – ha concluso Haller -. Se nelle grandi realtà le decisioni vengono prese in tempi lunghi, le PMI sono molto più veloci ed abili a reperire delle soluzioni uniche e innovative».

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