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Codex Buranus, convegno a Bressanone per studiarne la provenienza

Pubblicato il 13 luglio 2018 in Territorio

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Il Codex Buranus è uno dei manoscritti medievali più famosi. Un convegno nel campus di Bressanone, dal 26 al 28 luglio 2018, affronterà gli aspetti legati alla sua provenienza (uno degli studi indica i dintorni dell’abbazia di Novacella) e farà luce sulla sua multidimensionalità testuale e musicale, il suo legame con temi spirituali e laici, il latino e la lingua popolare. Il tutto sarà accompagnato da un concerto nel Museo Diocesano di Bressanone il 27 luglio, alle ore 20.00. Il Codex Buranus (Monaco di Baviera, Bayerische Staatsbibliothek) è uno dei manoscritti medievali più conosciuti. La collezione fu riscoperta nel monastero benedettino bavarese di Benediktbeuern nel 1803, nel corso della secolarizzazione avviata da Johann Christoph von Aretin, e, nel 1847, la prima edizione completa venne sottoposta all’attenzione della ricerca grazie al bibliotecario Johann Andreas Schmeller. Più tardi, la trasposizione in musica di alcuni di questi testi da parte di Carl Orff, nella cantata Carmina Burana, assicurò fama mondiale alla collezione. Nonostante oltre 200 anni di studio, a tutt’oggi il Codex Buranus rimane un mistero.

La Commissione europea ha proclamato il 2018 “Anno europeo del patrimonio culturale” e questo contesto offre l’occasione ideale per riesaminare la collezione “europea” del Codex Buranus che riunisce canzoni e idee provenienti da diverse parti dell’Europa medievale. Il convegno di Bressanone, possibile sede storica del manoscritto, dal 26 al 28 luglio,  ha l’obiettivo di promuovere un dialogo interdisciplinare tra i ricercatori sulle numerose questioni sollevate dal Codex e di sviluppare nuovi progetti di ricerca a partire da questa discussione. Al termine del convegno sarà preparata e pubblicata un’antologia delle relazioni.

«Sebbene la data di origine della collezione – intorno al 1230 – oggi sia considerata certa, la sua provenienza è ancora controversa: mentre le ricerche più antiche stimavano Seckau come la sede della collezione, quelle più recenti tendono ad avere origine in Alto Adige, possibilmente nei dintorni del monastero di Novacella», spiega il professor Johann Drumbl, organizzatore del convegno ed ex-rettore di Unibz, «La difficoltà nel determinare la provenienza del manoscritto è dovuta principalmente all’ampiezza dei contenuti che si riflette anche nella sua ampiezza formale. Il manoscritto non solo contiene una moltitudine di forme poetiche, ma offre anche una serie di testi vernacolari e marginalia oltre al latino, di cui i 57 versi tedeschi in particolare hanno attirato molta attenzione».

La multidimensionalità del Codex Buranus – testo e musica; temi spirituali e laici; lingua latina e popolare – ha fatto sì che il manoscritto rimanesse per lo più oggetto di studi individuali. Le competenze disciplinari necessarie per studiare la collezione nel suo complesso sono troppo elevate per un singolo ricercatore, e quindi non sorprende che, nonostante le varie edizioni dei suoi testi, non ci sia stato finora uno studio critico completo del Codex Buranus.

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