Laimburg, nuove scoperte a servizio della viticoltura locale

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Più di 70 tra viticoltori, tecnici, consulenti ed enologi hanno partecipato all’evento informativo organizzato dal Centro di Sperimentazione Laimburg tenutosi a Plantaditsch nel comune di Caldaro. Nel corso dell’iniziativa – organizzata a cadenza annuale dal 2018 – gli esperti dei settori “Viticoltura”, “Enologia” e “Difesa delle Piante” hanno fornito ai presenti una panoramica delle varie prove sperimentali attualmente in corso: le sperimentazioni per ritardare il germogliamento della vite, le prove per verificare l’influenza della grandine sulla qualità del vino o il progetto CLEVAS che studia gli effetti sulla viticoltura degli eventi meteorologici più estremi legati al cambiamento climatico. Non meno importanti sono poi le sperimentazioni attive nell’ambito della protezione delle piante, come il controllo delle virosi della vite o dei minatori fogliari. “Il nostro obiettivo è quello di trattare gli argomenti e le problematiche odierne della viticoltura per informare i nostri viticoltori, mettendoli al corrente di quelle che sono le nostre conoscenze attuali e per spiegare la direzione che stanno prendendo le nostre attività di sperimentazione. È importante per noi presentare le nostre prove attuali in un momento in cui, almeno in parte, il diverso sviluppo delle varianti di prova è visibile e gli operatori possono farsi una propria idea. Con le misure di potatura che ritardano la maturazione, le differenze di sviluppo possono essere viste molto chiaramente. Anche con le varietà di uva parzialmente resistenti in questo momento si può fare una stima molto buona delle varietà, del tempo di maturazione, della resistenza e delle caratteristiche della resa”, spiega Barbara Raifer, responsabile del settore Viticoltura di Laimburg.

Misure per ritardare il germogliamento della vite

Il cambiamento climatico pone la viticoltura di fronte a diverse sfide: se da un lato le gelate tardive possono causare danni molto ingenti, dall’altro la maturazione anticipata associata al riscaldamento climatico può portare ad altri problemi. In questo contesto, Arno Schmid, esperto di Tecnica in Viticoltura, ha presentato una sperimentazione in cui si stanno studiando diverse varianti di potatura, come la potatura tardiva o la potatura minima. Queste possono essere utilizzate da un lato contro le gelate tardive e dall’altro anche per ritardare la maturazione. “Nelle nostre prove, abbiamo avuto le prime esperienze positive con la varietà Ruländer per quanto riguarda il ritardo del germogliamento e della maturazione. Abbiamo poi esteso la sperimentazione alla varietà Chardonnay. A causa del cambiamento di potatura, tuttavia, le viti hanno bisogno di un po’ di tempo per adattarsi”, spiega Schmid. Nella fase successiva della ricerca, gli esperti del Centro Laimburg intendono esaminare come i diversi tipi di potatura influenzino la qualità del vino.

Danni da grandine e qualità del vino

Come risultato del cambiamento climatico, le grandinate si verificano sempre più frequentemente in viticoltura. Questo solleva una questione importante, ovvero se le bacche danneggiate debbano essere rimosse o meno, dal momento che la loro rimozione è un’operazione estremamente laboriosa. In una prova su larga scala realizzata presso l’impianto sperimentale di Plantaditsch, il Centro di Sperimentazione Laimburg sta testando l’effetto della rimozione degli acini danneggiati dalla grandine sulla qualità del vino. Per scoprirlo, la grandine è stata simulata in blocchi randomizzati e a questa operazione sono seguite ampie indagini agronomiche oltre alla vinificazione. Le annate invecchiate sono state poi valutate sensorialmente da un gruppo di assaggiatori professionisti. “La valutazione sensoriale dei vini rossi dell’annata 2019 che sono stati vinificati con la classica fermentazione in ammostamento ha mostrato che un numero maggiore di acini danneggiati nel processo di vinificazione ha un impatto negativo significativo sulla qualità del vino”, riferisce Christoph Patauner, responsabile del gruppo di lavoro Tecniche Viticole e Vinificazione. In futuro, gli esperti vorrebbero anche utilizzare le sperimentazioni a Plantaditsch per chiarire se l’influenza degli acini danneggiati è inferiore nella vinificazione bianca classica senza macerazione rispetto alla fermentazione in mosto.

Progetto CLEVAS – Effetti degli estremi climatici sulla produzione di vino in Alto Adige 

A causa delle precipitazioni sempre più irregolari e della quantità di acqua a disposizione – destinata ad essere sempre più limitata in futuro – la questione dello stress idrico in agricoltura è un argomento molto attuale, specialmente nell’ambito della viticoltura. Quali effetti producono gli eventi climatici estremi come caldo e siccità sulla qualità del vino, e come si può riconoscere in anticipo lo stress emergente delle piante? Queste sono le domande a cui si dedica il progetto CLEVAS – iniziato nell’ottobre 2020 con il finanziamento della Provincia Autonoma di Bolzano – su cui stanno lavorando insieme l’Università di Innsbruck, la Libera Università di Bolzano, Eurac Research e il Centro di Sperimentazione Laimburg. L’obiettivo del team di ricerca è quello di arrivare ad essere in grado di rilevare lo stress idrico nelle colture in una fase iniziale, al fine di ottimizzare l’uso delle risorse idriche. Inoltre, sarà anche importante quantificare lo stress idrico che l’uva da vino bianco è in grado di sopportare senza che questo ne comprometta la qualità. “L’aumento delle temperature può avere un impatto negativo sull’acidità dei vini bianchi, così come sul colore e sulla struttura dei vini rossi. Nel progetto CLEVAS, vogliamo mostrare per la prima volta in Alto Adige quando certe varietà di uva raggiungono il loro limite fisiologico a causa dei cambiamenti climatici e cosa questo significhi per la qualità del vino”, spiega Florian Haas, responsabile del gruppo di lavoro Fisiologia e Tecniche Colturali del Centro di Sperimentazione Laimburg. Per esplorare queste domande, il progetto esamina la vite in condizioni controllate nelle camere climatiche speciali del centro terraXcube di Eurac Research per la simulazione del clima estremo al NOI Techpark. Lì, i ricercatori possono osservare e misurare come le viti reagiscono all’aumento del calore e allo stress da siccità, con diverse condizioni di temperatura e irrigazione. Attualmente, le misurazioni vengono effettuate quotidianamente nelle camere climatiche. Allo stesso tempo, gli esperti del Centro Laimburg stanno conducendo una prova sul campo a Plantaditsch, vicino a Caldaro, per determinare i parametri di maturazione. Le uve dell’impianto di sperimentale saranno microvinificate e questi vini saranno valutati sensorialmente da un panel di degustazione professionale nel 2022. I primi risultati della prova sul campo sono attesi nella primavera del 2022.

Misurazioni eddy covariance

A Plantaditsch, Leonardo Montagnani e Damiano Zanotelli della Libera Università di Bolzano, studiano come i vigneti coltivati secondo i metodi tradizionali possano influenzare il clima locale. A tal scopo utilizzano un metodo chiamato eddy covariance, tramite il quale è possibile misurare il flusso di gas ed energia scambiati tra l’ecosistema del vigneto e l’atmosfera. L’obiettivo della ricerca è quello di quantificare le fonti di gas ad effetto serra e i punti di assorbimento.

Prova a lungo termine per il controllo delle virosi della vite 

In alcune zone vinicole dell’Alto Adige, come nella zona di Cornaiano, l’arricciamento della vite – una malattia virale – è un problema importante. L’infestazione da virus, che si manifesta con caduta dell’uva, crescita scarsa, crescita a zig-zag e screziatura, porta a gravi perdite nella resa. Per andare in fondo alla questione, il gruppo di lavoro Valutazione Fitofarmaci del Centro di Sperimentazione Laimburg ha istituito una prova sul campo nel 2017 per testare diverse misure atte a combattere la malattia: devitalizzare le radici della vite prima di estirpare la pianta esistente, uno o due anni di semina a maggese di Tagetes minuta, lavorazione del terreno, eccetera. “In questa prova a lungo termine, osserveremo nei prossimi anni come le varie misure influenzino la salute della vite. I primi risultati concreti possono essere attesi in tre o quattro anni”, spiega Gerd Innerebner. Inoltre, quest’anno – per la prima volta – gli esperti del Centro Laimburg stanno effettuando analisi dettagliate del virus per scoprire se questo è rilevabile o meno in alcuni appezzamenti.

Controllo dei minatori fogliari con biopreparati

Alcuni vigneti in Alto Adige sono particolarmente infestati dai minatori fogliari (Antispila). Ad alti livelli di infestazione, questi lepidotteri possono ridurre considerevolmente la superficie fogliare della vite necessaria per l’assimilazione. Per questo motivo, il gruppo di lavoro Valutazione Fitofarmaci del Centro di Sperimentazione Laimburg sta conducendo una serie di prove per controllare l’insetto con diversi biopreparati – Biopiren Plus (principio attivo: piretro), Neemazal (principio attivo: azadiractina) e Laser (principio attivo: spinosad). Le prove dureranno diversi anni.  “I nostri risultati mostrano che la tempistica del trattamento è più importante per il successo del controllo rispetto alla scelta dell’agente. È importante trattare il più presto possibile per poter contrastare la prima generazione di insetti”, spiega il responsabile del gruppo di lavoro, Gerd Innerebner.

Ti potrebbe interessare