Ötzi era toscano? La risposta a 25 anni dalla scoperta della mummia

Pubblicato il 19 Settembre 2016 in Agenda, Turismo

Ötzi  

Esattamente venticinque anni fa la mummia di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, venne ritrovata nel Giogo di Tisa, in Val Senales. Era il 19 settembre 1991, e da allora il suo studio ha catalizzato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Nessuna mummia è stata studiata così nel dettaglio. Bolzano celebra il quarto di secolo della scoperta con un congresso internazionale sulle mummie che si tiene in città dal 19 al 21 settembre, in cui saranno rivelate alcune importanti novità sulla mummia custodita al Museo Archeologico dell’Alto Adige: primo, Ötzi veniva dalla Toscana, e non dalle Alpi come ritenuto finora; secondo, non si dedicava alla lavorazione del metallo, come invece avevano fatto pensare le tracce di arsenico e rame trovate nei suoi capelli; terzo, ad ucciderlo sarebbe stato un gesto vile, non un combattimento corpo a corpo.

Come morì Ötzi? La risposta il 20 settembre

L’uomo venuto dal ghiaccio è stato assassinato. Lo dimostra la punta della freccia scoperta nel 2001 nella sua spalla sinistra. Ma in quali circostanze? Il Museo Archeologico dell’Alto Adige ha incaricato nel 2014 il commissario della polizia criminale di Monaco Alexander Horn di indagare sul caso con i più avanzati metodi criminologici. Horn ha interrogato “conoscenti” della vittima, per esempio archeologi del museo che da anni si occupano della mummia, esperti di medicina legale, radiologi e antropologi. Il team investigativo ha perlustrato il luogo del delitto in val Senales.

Con  buona probabilità Ötzi non si sentiva minacciato poco prima della sua morte, perché la situazione sul luogo del ritrovamento, il giogo di Tisa, fa pensare a una pausa con un ricco pasto. Nei giorni precedenti, però, Ötzi si era procurato una ferita da difesa alla mano destra, probabilmente in un corpo a corpo. La mummia non mostra altre ferite, quindi è possibile supporre che sia stato lui il vincitore di questo scontro.

La freccia che lo ha colpito a morte è venuta da lontano e in modo inaspettato, quindi potrebbe far pensare a un gesto vile. Altre analisi mediche hanno mostrato come dopo la caduta di Ötzi non ci furono altri interventi violenti da parte dell’assassino. L’omicida avrebbe dunque scelto un agguato a distanza per evitare lo scontro diretto. Il ritrovamento di alcuni oggetti di valore sul luogo del delitto, come l’ascia di rame, fa pensare che il furto non possa essere un valido movente. A scatenare l’agguato sembra dunque sia stata una situazione di conflitto personale. Sui risultati dell’indagine è previsto un incontro martedì 20 settembre alle ore 18 nell’auditorium di Eurac Research.

Ötzi e i contatti con l’attuale Toscana

Una scoperta sorprendente viene dall’elemento più particolare dell’attrezzatura di Ötzi, l’ascia di rame. Diversamente da quanto ritenuto finora dagli esperti, il materiale della lama non viene dalle Alpi, ma dal centro Italia. Attraverso un’indagine basata sugli isotopi del piombo, un gruppo di ricercatori guidato da Gilberto Artioli, esperto di geoscienze e docente all’Università di Padova, ha scoperto che il rame proviene da giacimenti di minerale nel sud della Toscana. Questa scoperta apre nuovi interrogativi: Ötzi era un commerciante che si spinse fino ai dintorni dell’odierna Firenze? Come erano a quell’epoca i rapporti commerciali e i contatti culturali con il sud? Lo scambio di merci poteva influenzare anche lo spostamento di popolazioni?

Altro interrogativo molto dibattuto tra gli studiosi è se Ötzi fosse in qualche modo attivo nella lavorazione del rame. La domanda nasce dalle tracce rinvenute nei suoi capelli, che potrebbero derivare dall’inalazione di fumo durante il processo di estrazione e colatura del metallo. Su questo aspetto ha lavorato il geochimico Wolfgang Müller, ricercatore della Royal Holloway University di Londra. Grazie a nuove metodologie rimane incerta la possibilità di individuare con precisione sul corpo di Ötzi gli effetti dell’esposizione ai metalli pesanti quando era ancora in vita. Alcuni valori elevati potrebbero essere infatti riconducibili a condizioni ambientali sopravvenute nel corso dei 5mila anni successivi alla sua morte.

Nel 2013 i radiologi altoatesini Paul Gostner e Patrizia Pernter sono riusciti con un apparecchio di ultima generazione a scannerizzare Ötzi completamente dalla testa ai piedi, nonostante la posizione delle braccia. Oltre alla già nota arteriosclerosi, che interessava le arterie dell’addome e delle gambe, grazie alla migliore qualità delle immagini i due medici hanno evidenziato per la prima volta tre piccole calcificazioni in prossimità del tratto di efflusso cardiaco. Questa scoperta conferma la validità dei risultati ottenuti dai microbiologi di Eurac Research, ovvero la presenza di una forte predisposizione genetica allo sviluppo di malattie cardiocircolatorie, da identificare come principale causa della sua arteriosclerosi.



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