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Alto Adige, altri scricchiolii: rallentano export e turismo

Pubblicato il 18 Luglio 2019 in Imprese

 

A metà 2019 l’economia altoatesina rimane sul sentiero di crescita. Tuttavia, si intravedono i primi cali nei dati sull’export e nelle presenze turistiche. Anche il clima di fiducia tra i lavoratori altoatesini è tra lo stabile e il buono, soprattutto per quanto riguarda le possibilità di cambiare lavoro. Sono i dati effettivamente misurati a destare preoccupazione: nonostante la produttività del lavoro sia aumentata, nel periodo 2010-2017 le retribuzioni medie lorde dei dipendenti nel settore privato non hanno tenuto il passo con il tasso d’inflazione.

A metà 2019 l’economia dell’Unione europea continua a crescere. Attualmente non si intravedono pericoli concreti di recessione. Tuttavia, non solo i principali istituti di ricerca ma anche la Commissione europea recentemente hanno corretto al ribasso i tassi di crescita previsti per il 2019. Ciò riguarda in particolare i mercati cruciali per l’economia altoatesina (Italia, Germania, Austria). Sull’andamento congiunturale internazionale pesano i conflitti commerciali latenti, il clima politico teso (evidenziato anche dalle difficoltà nell’eleggere la Commissione europea), la politica dei bassi tassi d’interesse della BCE e il commercio estero che perde colpi.

Il clima di fiducia dei lavoratori altoatesini resta positivo

Il quadro generale del clima di fiducia dei lavoratori dipendenti altoatesini è abbastanza positivo. Rimangono positive le aspettative per l’andamento dell’economia nei prossimi 12 mesi, mentre cresce leggermente la percezione del rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Ciò nonostante la ricerca di una nuova occupazione non sembra presentare alcun problema, come sottolineato dal relativo indicatore che raggiunge il suo massimo storico dall’inizio dei sondaggi.

I primi segnali del rallentamento

Il bilancio intermedio del 2019 si presenta buono: il numero di occupati dipendenti continua ad aumentare (+2,2% rispetto all’anno precedente), il tasso di occupazione è ai massimi livelli (74,1%), il tasso di disoccupazione è al 2,9%, l’inflazione è contenuta (+1,7%), la somministrazione di crediti a imprese e famiglie procede a ritmi sostenuti (+4,6%). La novità è che, da alcuni mesi, i contratti a tempo indeterminato sostituiscono sempre più quelli a tempo determinato (un effetto temporaneo del “decreto dignità”). L’aumento dell’occupazione decisamente forte rispetto al PIL si traduce in una diminuzione della produttività del lavoro. Come dimostra un’analisi dell’IPL, la crescita dell’economia altoatesina nel lungo periodo (1995-2016) è stata sostenuta soprattutto dall’aumento dell’occupazione, mentre nel breve periodo (2010-2016) dall’aumento della produttività.

Tuttavia, alcuni dati rilevati in occasione della presente edizione del Barometro IPL segnalano chiaramente un rallentamento congiunturale. Le esportazioni altoatesine sono in calo da 4 trimestri. Le presenze turistiche hanno subito un netto crollo nei primi 5 mesi dell’anno (-5,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Pur con un certo ritardo, il rallentamento congiunturale internazionale dovrebbe quindi riflettersi anche sull’Alto Adige. Sulla base dei più recenti dati, le previsioni di crescita del PIL formulate dai tre istituti di ricerca o statistica locali per il 2019 appaiono dunque piuttosto ottimistiche (IPL: +1,4%; ASTAT: +1,6%; IRE: +1,3%). 

Il costo della vita pesa sui lavoratori altoatesini

Ormai da tempo il tasso di inflazione registrato a Bolzano si colloca al di sopra del valore nazionale. Secondo un recente calcolo effettuato dall’IPL, il costo della vita ha raggiunto in Alto Adige un livello che, a seconda del metodo applicato, supera il valore nazionale del 21-23%. Il divario tra salari e prezzi è considerato un vero problema: 6 lavoratori e lavoratrici dipendenti su 10 sono dell’opinione che gli stipendi in Alto Adige non siano allineati al costo della vita locale. Su questo concordano sia i lavoratori dipendenti del settore privato che quelli del pubblico.

2017: un anno nero per l’andamento dei salari

In occasione della contrattazione collettiva in corso per l’impiego pubblico, l’IPL ha anche analizzato lo sviluppo dei salari nel settore privato in Alto Adige dal 2010, prendendo come base i dati del datawarehouse messi a disposizione dell’INPS. Premettiamo che le retribuzioni medie lorde dei lavoratori altoatesini occupati presso datori di lavoro privati sono in media superiori del 7% al valore nazionale. Nonostante una produttività del lavoro in aumento, nel complesso l’andamento dei salari dal 2010 al 2017 in Alto Adige è rimasto al di sotto del tasso di inflazione. Particolarmente pesante è stato il 2017, con una perdita reale del -3,5% (considerando solo i full time è stato del -2,8%). Nel pubblico impiego le retribuzioni contrattuali sono salite dal 2010 al 2019 (a seconda del livello) tra il +2,9% e il +5,6%, mentre il tasso d’inflazione per lo stesso periodo ammontava al 16,0% (corrispondente a dei cali reali degli stipendi tra il -10 e il -13%). Solo chi è entrato nel pubblico impiego dopo il 2010 è riuscito a superare il tasso di inflazione grazie agli scatti di stipendio piuttosto marcati che caratterizzano i primi 8 anni. Invece per i dipendenti che vi lavorano da più anni non è stato così.

 

Andamento retribuzioni lorde medie per lavoratore dipendente nel settore privato, 2016-2017 (%)
Orario di lavoro Nominale Inflazione Reale
Full-time -1,0 +1,8 -2,8
Part-time -2,8 +1,8 -4,6
Totale -1,7 +1,8 -3,5
Fonte: Elaborazione IPL su dati INPS © IPL 2019

«Il clima di fiducia dei lavoratori altoatesini rilevato in estate 2019 mostra un’apparente quiete – spiega il presidente IPL Dieter Mayr -. Salari e stipendi rincorrono il costo della vita. In verità l’economia deve portare finalmente acqua fresca al molino dei lavoratori se vuole mantenere lo stesso ritmo di crescita»

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