Al Museion ecco «Idioma», una mostra che supera i confini

Pubblicato il 10 Marzo 2017 in Culture

 

Rendere i giovani, con le loro idee e le loro visioni, protagonisti: con questo spirito Museion ha aderito, nel 2015, al progetto europeo “Translocal: Museum as Toolbox”, insieme a musei di arte contemporanea di Zagabria (Croazia), Tallinn (Estonia), Graz (Austria) e Łódź (Polonia). Giovedì 09/03 è stata inaugurata la tappa conclusiva di questa esperienza: la mostra “Idioma”. Ospitata al piano meno uno di Museion, l’esposizione presenta i lavori degli artisti e artiste partecipanti alla rete di residenze europee, parte del progetto, Luigi Coppola, Aldo Giannotti, NGO Lasnaidee, Oaza Collective, Marcin Polak, in dialogo con installazioni, video, collage e dipinti della collezione Museion – da Alighiero Boetti a Stefano Cagol, da Robert Bosisio a Kimsooja.
A Bolzano sono stati ospitati, nell’aprile 2016, l’artista polacco Marcin Polak e la curatrice Ewelina Chmielewska, che hanno lavorato insieme a un gruppo ragazzi e ragazze, sia del luogo che migranti. Ad accompagnarli in questa avventura diverse professionalità di Museion – dall’assistente curatoriale Frida Carazzato, alla responsabile dei servizi e progetti educativi Brita Köhler alla responsabile marketing, Sarah Greenwood– insieme alla coordinatrice Roberta Pedrini.
Idioma è stata concepita e comunicata dai giovani partecipanti, a cominciare dal titolo. Scegliendo Idioma, si vuole alludere al linguaggio di una nazione, ma anche a una parlata particolare o un dialetto- e quindi alla comunicazione. Che i partecipanti di Museion as Toolbox intendono come condivisione di tempo e spazio per conoscere diverse realtà e mondi interiori. Così descrivono il percorso di mostra gli stessi ragazzi: “Idioma racconta la nostra idea di museo, un luogo dove possiamo comunicare un’esperienza di punti di vista, riflettere sul linguaggio che utilizziamo e, attraverso l’arte, scoprirne la natura molteplice. La nostra mostra si apre con una serie di articoli di giornale raccolti insieme all’artista Marcin Polak durante la sua permanenza a Museion e accostati ai collage di Pagine, opera di Nanni Balestrini dalla Collezione Museion. Da una parte presentiamo dunque la comunicazione dei mass media, che veicolano messaggi mirati (nel nostro caso legati al tema della migrazione) e dall’altra l’azione di decostruzione di questi messaggi, che l’artista attuò negli anni ’60. La stessa operazione è proposta anche dall’artista concettuale Joseph Kosuth, con l’opera Meaning, che, come in un gioco di specchi, si interroga sul significato della parola “significato”.
La comunicazione come partecipazione e apertura verso l’esterno è presente nell’opera di Marina Fulgeri “Voci al Cubo” dalla Collezione Museion – creata dall’artista coinvolgendo gli abitanti del quartiere Don Bosco, e nei poster di Aldo Giannotti, che invita a diffondere messaggi in luoghi pubblici e privati utilizzando i caratteri grafici propri del museo. La nostra esperienza in seno a Toolbox ha visto molte lingue e culture entrare in conversazione: il museo è diventato così lo specchio di quanto sta avvenendo nel più ampio contesto urbano e sociale. Nella poesia visiva di Carlo Belloni, che espone le stampe “achtung / un sorriso”, del 1944 e “Città, case, piazze, fontane, giardini, un emigrante” del 1975/76, le parole diventano immagine e aprono al tema della migrazione e dei confini, affrontato da Marcin Polak e Stefano Cagol attraverso dei video e la scultura di Luca Vitone (Eppur si muove).
Il rimando alla nostra società, sempre più composta e sempre più in movimento, è presente anche nelle sculture di stoffa di Kimsooja, veri e propri fagotti da viaggio, avvicinati all’arazzo di Alighiero Boetti.
Anche il gioco apre alla comunicazione, intesa come partecipazione. Nelle carte di Gianni-Emilio Simonetti (Partita between Noise & Silence, 2013) e nel dado di Robert Filliou (ein un one, 1986) non esistono regole, sono da decidere insieme di volta in volta. Attraverso le proposte elaborate da NGO Lasnaidee e realizzate dalla giovane designer Erika Baffico per Idioma, il gioco permette di avvicinare al nostro quotidiano lo spazio del museo, sia interno che esterno, e i suoi contenuti.
L’identità transitoria e la comunicazione non verbale, del corpo, sono i temi delle fotografie della performance di Luigi Coppola, realizzata presso il Kumu Art Museum di Tallinn e del tavolo della designer Kerstin Inga Meyer, creato osservando le posizioni del corpo durante una conversazione. Sul tavolo è posizionata la piattaforma virtuale, Forum for Future Museum, progetto di Oaza Collective, che invita i visitatori a dare il loro contributo per definire il museo d’arte contemporanea del futuro.”

Per tutta la durata della mostra, i ragazzi partecipanti al progetto saranno coinvolti nei servizi di mediazione e sorveglianza. I giovani hanno pensato anche delle attività collaterali per i visitatori: a conclusione del giro in mostra ci si può intrattenere sulle panchine esterne del museo con dei giochi di società (da richiedere ai ragazzi che fanno la sorveglianza). Il team di Toolbox offre spontaneamente a tutti gli ospiti di Museion Passage, l’opportunità di visitare insieme la mostra. Infine, nell’ambito del progetto #beARTiFUL in collaborazione con Vintola18 l’artista Aldo Giannotti invita i ragazzi tra i 15 e i 25 anni ad un workshop sulla comunicazione
(dal 24/03 al 26/03/2017. Iscrizioni a: beartiful.bz@gmail.com).

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