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Appello all’Abi: più credito alle imprese

Pubblicato il 15 aprile 2018 in Imprese

Incontro ABI 2  

«Cosa ci serve dalle banche per fare il nostro mestiere di imprenditori? Serve che ciascuno faccia al meglio il proprio compito, all’interno delle regole». Lo ha detto Claudio Corrarati, presidente della Cna del Trentino Alto Adige, partecipando alla tavola rotonda «Le Banche e il Territorio», che si è svolta sabato nell’auditorium dell’Eurac di Bolzano, nel contesto dell’«Incontro per lo sviluppo del territorio», organizzato dall’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana. Alla tavola rotonda moderata da Alessandro Plateroti, vice direttore de Il Sole 24 Ore, hanno partecipato esponenti delle banche e delle associazioni di categoria del Trentino Alto Adige.

Corrarati ha fatto riferimento all’analisi del Centro Studi Cna, secondo la quale dal 2011 al 2017 lo stock di credito bancario alle imprese è diminuito di 173 miliardi di euro, ovvero del 17,4%. Tutt’ora perdurano le difficoltà di accesso al credito per le imprese di minori dimensioni, quelle con meno di 20 addetti, che rappresentano il 98% del tessuto economico e costituiscono il 58% dell’occupazione. «Numeri che valgono in tutta Italia e anche in Trentino Alto Adige – ha detto il presidente regionale della CNA nel suo intervento – e che dimostrano come la possibilità di accedere al credito soltanto per aziende strutturate e capitalizzate escluda di fatto la maggior parte delle micro e piccole imprese. Per fare gli imprenditori e portare avanti le aziende ci servono i soldi. Invece, nonostante la ripresa, che è consolidata in Alto Adige e si fa sentire anche in Trentino, siamo ogni giorno alle prese con la carenza di liquidità».

Facendo riferimento a quanto detto dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, Corrarati ha aggiunto: «Il mondo bancario assicura di voler mettere al centro le persone. Purtroppo, però, noi imprenditori presentiamo le nostre aziende ai funzionari delle banche che devono concedere il credito utilizzando al meglio la comunicazione, ma poi la pratica finisce nel back office dove rimangono solo i numeri: il rapporto umano si dissolve, quando detto a voce e con i gesti non conta più. Le Pmi devono crescere nella mentalità della capitalizzazione e devono utilizzare di più e meglio i consorzi di garanzia, ma è importante che le banche facciano il loro lavoro al meglio considerando le aziende insieme alle persone che in esse e con esse vivono».

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