L’export va, ma è forte la dipendenza da Germania e Austria

Pubblicato il 22 Dicembre 2015 in Imprese, Turismo

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L’Astat ha divulgato oggi i dati definitivi sulla bilancia commerciale della provincia di Bolzano nel 2014. Le esportazioni sono cresciute lo scorso anno del 3,1%, contro un lievissimo incremento delle importazioni (+0,3%). Il risultato è che negli ultimi 15 anni mai così sottile era stato lo scarto fra quanto viene importato e quanto esportato dalle attività economiche dell’Alto Adige.

Bilancia commerciale quasi in pareggio

Il saldo della bilancia commerciale infatti è in negativo per 64 milioni di euro, con un miglioramento del 62,4% rispetto al 2013. E «si tratta tuttavia di un disavanzo “formale” più che sostanziale – avverte l’agenzia statistica provinciale -, motivato dal fatto che una parte consistente dei prodotti importati dall’Alto Adige viene distribuita sul territorio nazionale per la commercializzazione». In termini assoluti l’export vale 3,9 miliardi, le importazioni 4 miliardi di euro.

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Austria e Germania, un rapporto sbilanciato

Il legame con i vicini di Austria e Germania si conferma il più forte per l’economia altoatesina. Anche se si tratta di un rapporto sbilanciato: da questi due paesi è più quello che si importa rispetto a quello che si esporta. «Da e verso la Germania si registrano oltre il 40% delle importazioni altoatesine ed oltre un terzo delle esportazioni – si legge nel rapporto Astat – Da e verso l’Austria, invece, si registrano circa un quarto delle importazioni totali e un decimo delle esportazioni. L’Alto Adige presenta un saldo commerciale negativo con entrambe, pari rispettivamente a -361,0 milioni di euro per la Germania e a -578,3 milioni di euro per l’Austria». Questi valori vanno a determinare il segno negativo della bilancia commerciale verso l’Unione Europea: -785,1 milioni di euro nel 2014. «Verso quasi tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea sono invece riscontrabili saldi positivi, che non sono però sufficienti per compensare il disavanzo» continua Astat.
Questa sorta di dipendenza economica è confermata dalla scarsa capacità di diversificazione geografica: il 53,4% degli operatori altoatesini esporta merci verso un unico mercato di sbocco. Il 13,7% vende solo verso due paesi, il 7,3% verso tre. Destina le proprie esportazioni verso più di tre paesi il 25,6% degli operatori. «Si nota una diretta proporzionalità tra il valore delle esportazioni e il numero di paesi raggiunti – annota l’Astat -: le poche ditte che presentano alti valori di fatturato sono anche quelle che raggiungono un più alto numero di Paesi».

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I due paesi assorbono quasi la metà dell’export delle aziende della provincia di Bolzano, che vendono in Germania il 34,6% delle merci che varcano i confini a in Austria un altro 10,4%: la somma fa il 45%. Gli altri mercati forti per le merci altoatesine sono Francia (5,2%), Spagna (3,6%) e Regno Unito (3,1%). Il 70,9% delle esportazioni è diretto verso paesi dell’Unione Europea, in termini assoluti 2,8 miliardi di euro, in crescita dello 0,9% rispetto al 2013. Fuori dall’Unione Europea si registrano impennate di vendite verso l’America (+18,0%), l’Africa, (+17,8%) e l’Asia (+15,0%).

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Importazioni: oltre a Germania e Austria, Olanda e Francia

I prodotti importati da Germania e Austria, sommati, formano il 67,5% del totale comprato oltre frontiera. La Germania rappresenta il 43% del totale dell’import altoatesino (in crescita dell’1,7% nel 2014), l’Austria vale il 24,5% (in calo del 5,2%), i Paesi Bassi “pesano” per il 6,9% (in aumento del 15,9%), la Francia per il 4,4% (in aumento del 10,2%). Fra i partner commerciali minori, si sono registrati forti incrementi di importazioni da Croazia (+104,3%), Slovacchia (+75,8%) e Grecia (+63,7%), mentre cali sensibili si sono osservati nelle importazioni da Ungheria (-15,7%), Finlandia (-15,1%), Polonia (-10,3%) e Svezia (-10,1%).
In calo le importazioni da paesi che non fanno parte dell’Unione Europea: da quelli europei il calo è dell’8,3%, nonostante l’aumento importante di quelle dalla Svizzera (+19,6%). In calo anche le importazioni dai paesi non europei (-11,0%), soprattutto dall’Africa (-25,2%) e da Oceania ed altri territori (-42,9%).

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Export di mele, ma anche film e elettronica

Nella classifica dei prodotti più esportati, le Mele, pere e cotogne, fresche occupano saldamente la prima posizione, con un valore pari a 470,0 milioni di euro, l’11,8% sul totale dell’export. La Germania importa il 38,1% del totale delle mele altoatesine, per un valore di 179,0 milioni di euro. Al secondo posto si trova il sottocapitolo Parti ed accessori di trattori, di autoveicoli per il trasporto, con un valore delle esportazioni pari a 335 milioni di euro, di cui il 41,8% esportato verso la Germania. Al terzo posto si collocano i Prodotti della panetteria, della pasticceria o della biscotteria (169,7 milioni di euro): il 16,0% di tali prodotti è diretto verso l’Arabia Saudita ed il 14,8% verso la Germania.
Ma ci sono settori più innovativi nel paniere dell’export della provincia di Bolzano. Computer, apparecchi elettronici e ottici valgono 141,3 milioni, il 3,5% dell’export totale, con un indice di specializzazione rispetto all’Italia pari a 1, ovvero con una concentrazione di attività sostanzialmente uguale al resto del Paese. Molto alta la specializzazione nei prodotti dell’editoria e audiovisivi, film e prodotti delle attività radiotelevisive: il tasso è 3,6, con un export di 55,5 milioni di euro, l’1,4% del totale esportato.
Tra i prodotti maggiormente importati invece, il primo posto è occupato dagli Zuccheri di canna o di barbabietola e saccarosio chimicamente puro, per un valore di 307,2 milioni di euro, pari al 7,6% del totale delle importazioni. Le importazioni maggiori si registrano dalla Germania (44,6%) e dalle Mauritius (27,6%). Il secondo posto è occupato dai Medicamenti, con un valore di 158,9 milioni di euro (3,9% del totale), che vengono importati in via quasi esclusiva dai Paesi Bassi (96,0%). Al terzo posto si trovano le Carni di suini, per un valore di 128,1 milioni di euro (3,2%), provenienti da Germania (68,4%), Paesi Bassi (16,2%) e Austria (14,9%).

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