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Ricorso, petizione e lettera ai parlamentari: artigiani contro il decreto crescita

Pubblicato il 22 Luglio 2019 in Territorio

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Per ottenere l’abrogazione dell’art. 10 del Decreto Crescita, che penalizza fortemente le micro e  piccole imprese impegnate nelle ristrutturazioni  nei risanamenti energetici degli immobili, scaricando sulle aziende lo sconto in fattura come anticipo del bonus fiscale,  oltre al ricorso già presentato all’Antitrust e alla Commissione Ue, la CNA Installazione Impianti Trentino Alto Adige ha deciso di sensibilizzare con una lettera aperta deputati e senatori della regione, sia della maggioranza che dell’opposizione. Inoltre, è stata lanciata piattaforma change.org una petizione online. «Maggiore sarà il numero delle firme che raccoglieremo – spiegano Andrea Vecchiato e Gianni Sarti, portavoce e funzionario di CNA Installazione Impianti regionale – maggiore sarà il successo della petizione e la conseguente possibilità di far comprendere a deputati e senatori le nefaste conseguenze che gli effetti dell’articolo10 stanno già producendo, e produrranno in futuro, su tutta la filiera della riqualificazione energetica con la conseguente necessità di abrogare il provvedimento».

Per firmare la petizione, ci si deve collegare al link http://chng.it/zcCDwRc56C.

Nella lettera aperta ai parlamentari, la CNA scrive: “La prossima volta contate sino a 10 perché probabilmente non vi siete resi conto di cosa avete approvato, L’articolo 10 della Legge 58/2019, meglio conosciuta come “Decreto Crescita”, di crescita nel nostro settore non ne porterà di certo. Con questa norma si sono voluti confondere gli sconti con le detrazioni tramite un complesso dispositivo che mette le imprese impiantistiche, dei serramenti e degli infissi in un aperto conflitto, che sembra creato ad arte, con i propri clienti ed i propri fornitori”.

“E’ l’intera filiera della riqualificazione energetica, che in questi lunghi anni di crisi economica ha saputo navigare nel mare in tempesta continuando, per quanto possibile, a creare ricchezza ed occupazione, a non aver bisogno di provvedimenti, come l’articolo 10 della L. 58/2019, che scaricano sulle spalle delle piccole imprese oneri che non possono sostenere”, prosegue la missiva. “L’ aver stabilito che i clienti, al posto delle detrazioni IRPEF, possono optare per uno sconto costringendo le imprese che fanno i lavori a farsi rimborsare questo sconto in un credito di imposta ha l’effetto di scaricare completamente sulle imprese stesse tutto l’onere finanziario derivante dal costo dell’intervento. La tanto decantata “opzione” di scelta del contribuente inoltre non esiste. Chi sarebbe infatti così ingenuo da scegliere di usufruire delle detrazioni, che vengono rimborsate in 10 quote annuali, se può intascare lo stesso importo tutto e subito?”

Il Governo, nel tentativo di venire incontro ai rilievi dell’Antitrust, ha fatto approvare un emendamento all’articolo 10 che consente all’impresa che ha effettuato i lavori di poter a sua volta cedere il credito di imposta ai propri fornitori di beni e servizi con esclusione della possibilità di ulteriore cessione da parte di questi ultimi. “Peccato che questo stratagemma – afferma la CNA Installazione Impianti – si sia rivelato, come era facile prevedere, del tutto inapplicabile. I fornitori di beni e sevizi hanno infatti iniziato a tutelarsi informando ufficialmente i propri clienti, e cioè noi, di non accettare la cessione dei crediti fiscali previsti dalla norma, non avendo, anche loro, imposte da compensare. Ed il risultato finale di questo infernale meccanismo è che sono le piccole imprese del settore ad essere il vaso di coccio tra i due vasi di ferro costituiti dai clienti, che pretendono lo sconto minacciando di rivolgersi ad altri qualora non dovessero ottenerlo, e dai fornitori che, addirittura in sede di preventivo, specificano che non accetteranno alcuna cessione di crediti fiscali”.

Come noto, 64 imprenditori associati alla CNA hanno ricorso all’Autorità Garante per la Concorrenza ed alla Commissione Europea affinché venga accertata l’illegittimità dell’art. 10 della L. 58/2019 per aiuto di stato illegale ed illegittimo e violazione del diritto comunitario e nazionale della concorrenza. “Sarebbe pertanto fondamentale, per la vita stessa delle imprese, se questa disposizione venisse cancellata prima dei pronunciamenti dell’Antitrust e della Commissione Europea. È per questo – conclude l’Associazione di categoria – che vi chiediamo di attivarvi per giungere all’abrogazione di un provvedimento che non porterà alcun tipo di crescita, ma che consegnerà un intero settore, o quel che ne resterà, nelle mani di pochi grandi operatori economici”.

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