Claudia Corrent, l'altoatesina che fotografa l'Italia attraverso le webcam

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Questa è la terza puntata di Bit generation, una serie di articoli sulla cultura digitale. Videogiochi, nuove piattaforme, rapporto con la tecnologia, cultura visuale: qui si raccontano le storie e le iniziative più interessanti che si trovano in Alto Adige e non solo.

 

Claudia Corrent è una fotografa bolzanina nota per le sue fotografie di paesaggi visti da angoli non consueti e non stereotipati. Le sue fotografie (da quelle artistiche a quelle di reportage) sono apparse su giornali e riviste come «Repubblica», «Der Spiegel» e «National Geographic». Durante il periodo di lockdown, Corrent ha pubblicato su Instagram una serie di scatti dell’Italia, fatti attraverso le webcam sparse in giro per le città. «Ho visitato virtualmente i posti ai quali sono più legata», ha detto. «L’Italia dalla webcam» è diventato un format costante sul profilo della fotografa, che ha ricostruito il suo personale ‘mindscape’ (i luoghi della mente) sui social network. A partire da inquadrature già date, Claudia Corrent ha deciso quale fosse il momento giusto da isolare. Venezia, la campagna veneta, Firenze, Roma e Genova: tra le webcam e Google street view, si è spinta anche oltre i confini virtuali italiani per scattare foto di Dubai e delle spiagge spagnole.

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… … L’emergenza Corovirus in Italia è scoppiata a febbraio del 2020. Il primo decreto del presidente Conte è stato emesso il 9 marzo e ha vietato gli spostamenti nel territorio italiano per evitare il diffondersi del virus. Le restrizioni successivamente hanno riguardato l’Europa e il resto del mondo. Il 50 per cento della popolazione mondiale è confinata a casa: quasi 4 miliardi di persone in 90 Paesi sono in isolamento obbligatorio o in quarantena. Il distanziamento sociale introdotto con i decreti per preservare la popolazione al contagio che tipo di influenza avrà nelle relazioni con l’altro? Quali saranno gli effetti psicologici di questo isolamento? Come vivranno le persone gli spazi pubblici della città, delle strade, delle spiagge? Quale sarà la distanza di sicurezza tra sé e gli altri ? Da queste domande e da un mio personale bisogno di evasione ho iniziato a scattare dall'inizio di marzo screenshots di alcune città italiane ed estere.  Le città riprese sono luoghi per me familiari cone Venezia e Genova. Nonostante la lontananza volevo essere presente e vedere come stessero cambiando le città. #rimini#landscape #landscape_captures #landscape_lovers #wonderful_places #igersitalyinstagood #mindscape #seaside #sea #mare #italytravel #travel #italiainunoscatto #best_italiansites #lovesitalia #italigram #new_photoitaly#covid19# massisolationformat#covid19# LucieCovidPhoto

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Anche se Corrent, come detto prima, fotografa gli angoli più laterali delle città, questa volta ha anche cambiato approccio. «A un certo punto mi sono detta “Ma perché non vedere come è piazza San Marco?”. Alla fine è un posto che non vedo mai e in cui non vado mai, visto che è sempre pieno di turisti. Anche se Venezia è la città in cui vado più spesso». I frame scelti, però, non sono di posti vuoti: c’è sempre qualcuno, anche una sola persona, che si vede passeggiare. «La cosa più interessante per me non era solo quella di vedere i luoghi – per il mio bisogno di uscire dalla stanza e dalla città – ma di poter vedere come le persone stessero vivendo in quello spazio, in un momento così particolare».

Corrent vede in modo positivo le opportunità offerte dal digitale in rapporto alla fotografia non solo, però, dal punto di vista tecnico e pragmatico. «Il digitale mi è stato utile anche in via indiretta. Tempo fa, grazie a un articolo del Post – che ha segnalato un mio lavoro su Venezia – ho potuto esporre una mia mostra a San Francisco. Questo è successo perché il direttore dell’Istituto Italiano di cultura della città ha visto le mie foto in quella fotogallery online. Vivendo in un posto più o meno laterale come l’Alto Adige è stata davvero una fortuna».

Nel periodo appena trascorso – quello della così detta Fase 1 – le fotografie hanno avuto un ruolo centrale e hanno definito l’immaginario visivo del lockdown italiano. Le foto di papa Francesco in una piazza San Pietro vuota, quelle del Presidente Mattarella all’Altare della Patria e le foto di reportage del New York Times su quello che è successo a Bergamo nelle prime settimane del contagio del nuovo coronavirus. Sono state – appunto – immagini scattate in Italia o sull’Italia e sono state definite dai più ‘immagini iconiche’. Ma l’Italia ha una cultura visuale diffusa? Secondo Claudia Corrent no. «A differenza di Francia e Stati Uniti in Italia non ci sono luoghi pubblici colti dove studiare fotografia e fare un percorso nella cultura visuale: non ci sono università pubbliche ma solo alcuni corsi privati. Le fotografie (le immagini in generale) hanno bisogno di essere capite. Anche quando sono foto di reportage, le foto non raccontano mai tutta la realtà. Come diceva Didi-Huberman le immagini sono ‘immagini malgrado tutto’. Le immagini – e in questo caso le foto – devono arrivare al mondo come un ronzio, per far sorgere domande. Per questo serve anche studiarle e capirle».

Il problema – per Corrent – non riguarda solo la mancanza di corsi di studio specifici ma riguarda anche il modo in cui quest’arte viene percepita. «Di recente il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha pubblicato un bando per raccogliere fotografie sul periodo di lockdown. Chiede ai partecipanti di essere fotografi professionisti al di sotto dei 40 anni – però non prevede remunerazione ma solo ‘visibilità’ per le fotografie che verranno selezionate. In Alto Adige, però, alcune associazioni si sono mosse per dare una mano, questo è sicuramente uno dei vantaggi di vivere in Provincia di Bolzano».

Domenico Nunziata

 

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