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Termovalorizzatore, proposta concordato per i fornitori. Cna: «Beffa per le PMI»

Pubblicato il 17 ottobre 2018 in Imprese, Territorio

termovalorizzatore  

«Se entro la fine dell’estate non ci sarà una soluzione sui pagamenti – affermava Claudio Corrarati, presidente della CNA-SHV, il 25 luglio 2018 – CNA-SHV valuterà azioni a tutela di chi ancora oggi deve incassare prestazioni fatte oltre cinque anni fa». L’estate è finita e non solo i piccoli subappaltatori che hanno lavorato alla costruzione del termovalorizzatore non sono stati pagati, bensì si sono anche visti notificare il 16 ottobre la proposta di concordato preventivo e la domanda di omologa di ristrutturazione dei debiti, depositate in Tribunale il 4 ottobre. Quindi, per farla breve, a 5 anni dalla fine dei lavori i 40 fornitori della Termo Ter Scarl che vantano crediti per 2 milioni di euro rischiano di non essere pagati affatto o di doversi accontentare di somme irrisorie.

«Apprendiamo con rammarico di questo sviluppo che arriva dopo 5 anni di inadempienze da parte della ATI appaltatrice e confermiamo – commenta Corrarati – quel che avevamo denunciato più volte negli ultimi due anni: il termovalorizzatore ha bruciato anche i soldi di 40 piccole aziende che rappresentiamo, poco più di 2 milioni di euro, e la Pubblica Amministrazione ha contribuito a questa vicenda perché non è riuscita a far pagare le somme spettanti ai piccoli subappaltatori che hanno lavorato nel cantiere, il più grosso di Bolzano degli ultimi anni per un costo complessivo di 130 milioni di euro».

«Per le piccole e micro imprese coinvolte – prosegue il presidente  della CNA-SHV – 2 milioni di euro significano cifre importanti, per alcune ditte poche decine di migliaia di euro e per altre centinaia di migliaia di euro, che hanno provocato crisi di liquidità e indebitamento in banca. Il concordato preventivo, se dovesse andare in porto, si chiuderebbe con un accordo al ribasso, con il quale i subappaltatori riceverebbero una percentuale minima delle somme spettanti, sufficiente forse a pagare gli interessi in banca per i fidi che hanno dovuto chiedere a causa dei mancati pagamenti. Se il concordato non dovesse andare a buon fine, le piccole aziende non riceverebbero nulla».

Corrarati non manca di appellare quindi direttamente la Provincia: «Confidiamo ancora in un intervento in extremis dell’ente pubblica a copertura delle spettanze dei subappaltatori. Alcuni funzionari provinciali, pochi mesi fa, hanno affermato che, trattandosi di lavori sotto la soglia del 2%, la Provincia non aveva modo di verificare la presenza di queste ditte nel cantiere e pertanto non c’era molto da fare. Al contempo, sono giunte alle piccole aziende coinvolte le richieste, da parte della Provincia, di sottoscrivere la liberatoria dei pagamenti ricevuti. Nessuna ditta ha dato conferma. E infatti oggi arriva il concordato preventivo, a dimostrazione che i debiti verso i fornitori ci sono. Ci chiediamo, ancora una volta, come si può, in un cantiere pubblico, non garantire il pagamento a chi ha lavorato».

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