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Startup innovative, Alto Adige sul podio in Italia nella digitalizzazione

Pubblicato il 9 febbraio 2018 in Imprese, Innovazione

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Siti non funzionanti e poco efficaci, l’innovazione digitale attecchisce a fatica anche presso le aziende che si definiscono all’avanguardia. Soltanto il 49,7% delle startup innovative italiane iscritte all’apposito registro ha un portale web attivo. Ma quelle del Trentino-Alto Adige sono fra le più preparate in fatto di digitalizzazione: il 18,7% delle startup nelle due Province autonome non solo è dotata di un sito web, ma lo ha ottimizzato al meglio anche a livello di Seo. Nel 2016 erano soltanto il 13,6%. Meglio di loro solo quelle molisane. Sono questi alcuni dei risultati di «Startup SEO 2017. La digitalizzazione delle Startup in Italia», la ricerca sulla qualità dei siti web delle startup italiane condotta da Instilla in collaborazione con Nuvolab, SpazioDati, Semrush e Emil Abirascid.

Pagina web: «Inutile se non dotata di buoni parametri Seo»

Sul totale delle 7.568 imprese iscritte nel registro delle startup innovative a luglio 2017, solo 3.760 (il 49,7%) hanno un sito funzionante a settembre 2017. Più di un quarto delle imprese ha dichiarato di non avere un sito, ma anche tra chi dichiara di averlo le cose non vanno molto meglio: nel 20% dei casi il portale web non è funzionante. Più incoraggiante la situazione sul fronte del mobile: quasi il 90% dei siti web funzionanti è anche ottimizzato per la visualizzazione da smartphone. Anche in questo caso, però, non mancano le criticità, perché ad esempio i siti con una sufficiente velocità di caricamento pagine da smartphone sono poco più del 30%.

Ma una pagina web funzionante è quasi inutile se non è dotata di buoni parametri Seo, che facilitano le ricerche in rete: headings, meta description e sitemap sono solo alcuni dei parametri per valutare il livello di ottimizzazione per motori di ricerca di un sito. Eppure, considerate le imprese iscritte al registro che hanno un sito performante per chi accede da smartphone, si scopre che sono meno di 100 quelle con un sito che rispetta i parametri base per una buona Seo.

Già la prima edizione del report di Instilla, pubblicato due anni fa, nel 2016, su dati relativi al 2015, fece piuttosto scalpore perché mise in luce le mancanze strutturali della presenza online delle startup italiane, tanto da essere citata anche dal documento del ministero dello Sviluppo economico a supporto della relazione al Parlamento sulla legge che nel 2012 ha istituito il concetto normativo di startup innovativa. Questa volta la ricerca è ancora più approfondita ed estesa. Si è svolta nell’arco del 2017 e presenta i dati sia relativi alle startup iscritte al sopra citato registro di Stato, sia alle startup che sono supportate da «facilitatori» dell’ecosistema italiano (investitori, incubatori, acceleratori). La dicotomia tra i due campioni è significativa perché comprende sia startup che fanno parte di entrambi i gruppi: iscritte al registro di Stato e supportate da facilitatori; sia startup che fanno parte di uno solo dei due gruppi: iscritte al registro ma non facilitate, e facilitate ma non iscritte al registro.

Metà delle startup iscritte al registro non ha un sito

«Avere un sito internet significa moltiplicare le opportunità di crescita ma anche essere in competizione diretta con il mondo intero – afferma Alessio Pisa, Ceo di Instilla, l’agenzia di digital marketing con sede a Milano -, una competizione che conta quasi due miliardi di player intesi come altrettanti siti. I parametri presi in esame in questo report sono solo alcuni dei requisiti base che un sito deve avere per essere trovato sui motori di ricerca sia da chi vuol trovare un numero di telefono sia, soprattutto, da chi vuol conoscere i servizi che un’azienda o una startup offre. Non rispondere a questi requisiti è come aprire un negozio nel centro di una metropoli e dimenticarsi di montare l’insegna, sperando che qualcuno di interessato entri a farci visita; tutto questo affacciati sulla strada più trafficata e affollata al mondo».

La scelta di Instilla di allargare il campione deriva da due esigenze: comprendere come le startup italiane applichino i principi base di una presenza online efficace e comprendere se esista un effetto di crescita qualitativa in tal senso qualora la startup sia incubata. Una scelta che ha permesso, visti i risultati, di gettare maggiore luce sullo scenario delle startup italiane dal quale emergono dati disarmanti: per esempio il fatto che oltre la metà delle startup iscritte al registro abbia un sito web non funzionante o non lo abbia affatto. Non si tratta quindi solo di avere una presenza online che sia efficace ed effettivamente funzionale al business della startup innovativa, no, si tratta di rilevare che metà delle migliaia di startup che si iscrivono all’apposito registro di Stato il sito web nemmeno lo hanno. Ciò che preoccupa, quindi, è la mancanza di una cultura digitale appropriata che nelle startup innovative dovrebbe essere invece un po’ più diffusa e presente.

Alto Adige sul podio in Italia nella digitalizzazione

Questo avviene, in percentuali meno preoccupanti, anche con le startup «facilitate», quelle cioè che si trovano ad avere un supporto professionale per lo sviluppo sul mercato e che, come detto, non necessariamente sono anche iscritte al registro. Si vede infatti come la spinta derivante dalla concreta necessità di sviluppare il business si traduca anche in una maggiore attenzione alla presenza online che emerge dal confronto tra le startup iscritte al registro e le startup facilitate dagli operatori del settore: le seconde presentano dati migliori (l’86,7% di esse ha un sito funzionante, contro il 49,7% di quelle iscritte al registro delle startup innovative), anche se i margini di miglioramento continuano a essere consistenti. Sulla base dei dati raccolti nell’estate 2017, fra acceleratori e incubatori, quelli che ospitano più startup con una presenza web di qualità sono 42 Accelerator di Torino (con l’80% di startup il cui sito è almeno a un livello base) che però di recente ha chiuso i battenti, eBOOX e RedSeed Ventures di Milano (66,7%), Industrio Ventures di Rovereto (62,5%). Dal punto di vista geografico, spiccano le startup del Molise (il 30,8% ha un sito ottimizzato, era il 10% nella precedente rilevazione), seguite da Trentino-Alto Adige (18,7%) e Emilia Romagna (17,1%).

«Non tutte le startup sono uguali quando si parla di digitale, ma nemmeno sono uguali tutti gli incubatori e investitori che le aiutano – enfatizza Francesco Inguscio, Ceo di Nuvolab, il venture accelerator che supporta Instilla –. Questa analisi per la prima volta aiuta a fare chiarezza sulla qualità digitale dei portafogli degli operatori del nostro settore, fornendo preziose indicazioni sulle aree di miglioramento per tutti noi player dell’ecosistema». La ricerca prende poi in esame anche parametri come la velocità di risposta dei siti e la disponibilità di una efficace versione per dispositivi mobili, oltre che alcuni requisiti chiave per una buona ottimizzazione sui motori di ricerca.

L’intera analisi è scaricabile gratuitamente dal sito di Instilla (https://www.instilla.it/report-startup-2017) ed è stata realizzata con la collaborazione di Nuvolab, SpazioDati, Semrush, Emil Abirascid.

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