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Il curriculum migliore per convincere un robot ad assumerci

Pubblicato il 11 giugno 2018 in Innovazione

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Nel corso dei prossimi anni, è molto probabile che i curriculum che invieremo alle aziende saranno letti ed esaminati dai robot. Già adesso, in verità, la maggior parte delle multinazionali e delle organizzazioni di dimensioni medie fa riferimento a software di screening attraverso le quali le candidature possono essere scremate e catalogate: sono i cosiddetti ATS, che possono essere considerati come degli occhi meccanici in grado di filtrare, in base a specifiche parole chiave, i curriculum in maniera automatica, tenendo conto delle scuole frequentate dai candidati, degli anni di esperienza che hanno accumulato, dei datori di lavoro con cui hanno collaborato e delle competenze che hanno maturato.

Come trasformare i robot da nemici ad alleati

Considerare questi robot dei nemici, tuttavia, non sarebbe l’approccio più corretto: è molto meglio, invece, provare a capire in che modo funzionano, così da adattare i propri curriculum di conseguenza, per cogliere al volo tutte le opportunità in cui ci si può imbattere. Che si tratti di compilare un curriculum vitae senza esperienza o un cv di un professionista con anni e anni di ruoli importanti alle spalle, appare chiaro che servono ormai a poco tutti i suggerimenti tradizionali relativi alla redazione di un résumé, dal momento che i robot hanno evidentemente peculiarità e strumenti diversi rispetto a quelli di cui potrebbe essere in possesso un essere umano.

Le applicazioni online: perché è importante conoscerle

Rispetto a un paio di decenni fa, oggi candidarsi per un posto di lavoro è molto più veloce e molto meno impegnativo: basta inviare una mail e il gioco è fatto, se non addirittura sfruttare le bacheche dei social network come LinkedIn o le altre applicazioni online. Anche per questo motivo, gli esperti di risorse umane e tutti coloro che sono impegnati nella selezione del personale si possono trovare alle prese con centinaia e centinaia di curriculum in formato digitale, magari per una singola offerta di lavoro e per un solo posto vacante. Il compito dei recruiter robotizzati è quello di evitare la confusione che si può creare in contesti del genere, così da rendere il processo di assunzione più rapido.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

In pratica, i robot scartano più o meno i tre quarti delle domande ricevute prima ancora che esse giungano ai responsabili delle risorse umane: gli strumenti di intelligenza artificiale che vengono adoperati si associano a una elaborazione del linguaggio naturale nell’ottica di un evidente miglioramento dei classici sistemi di tracciamento. Questo è il motivo per il quale i résumé robots più recenti hanno addirittura la capacità di contattare i candidati: in altre parole, le prime fasi di reclutamento si svolgono sulla base di chat vocali o tramite sms. Le conversazioni di messaggistica istantanea che si svolgono, per esempio, su Facebook Messenger o su altre piattaforme simili rappresentano il punto di partenza della selezione.

I chatbot

Con i chatbot si instaura una comunicazione diretta: essi nel corso delle conversazioni one to one chiedono ai candidati di rispondere a delle comuni domande o di fornire delle informazioni supplementari a proposito delle proprie competenze e delle proprie esperienze. Insomma, vengono raccolti dati che poi saranno utilizzati dai reclutatori umani. Tutte le persone che nel mondo di oggi sono alla ricerca di un lavoro devono fare i conti con le conseguenze dello screening automatico e di una realtà nuova in cui per sperare di arrivare a un colloquio si è costretti a superare il filtro di un software. Un tempo era necessario saper parlare inglese per trovare un impiego? Oggi sembra che sia più utile parlare il linguaggio dei robot: che sia un’evoluzione o un’involuzione, sarà il tempo a dirlo.

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