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Tre ore da Bolzano a Trento, perché il collasso del trasporto è un allarme per il nostro futuro

Pubblicato il 10 dicembre 2017 in Infrastrutture

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Quasi duecento chilometri in coda, tre ore per andare in A22 da Bolzano a Trento. Il collasso del trasporto nel ponte dell’Immacolata è un doppio campanello d’allarme per il futuro dell’Alto Adige: l’immagine da cartolina della nostra provincia continua a richiamare milioni di turisti ogni anno su infrastrutture insufficienti con il doppio effetto che essi rischino di vivere, per il raggiungimento di questo Eden, ore di inferno come quelle di ieri, e che – soprattutto – per intere stagioni dell’anno cittadini e imprese altoatesine siano ostaggi del proprio territorio, con enormi problemi di spostamento. Ovviamente al traffico da turismo (responsabile dell’intasamento tanto all’andata che al ritorno di questo ponte) si aggiunge di norma quello di attraversamento dell’asse del Brennero, principale arteria tra il nord e il sud Europa. Un collo di bottiglia nel quale siamo immersi tutti i giorni. La novità di oggi è che questo maxi-ingorgo rischia di creare un danno di immagine finora mai considerato: non è difficile pensare quanti turisti si stiano interrogando in queste ore se abbia senso o meno scegliere l’Alto Adige come meta la prossima volta. Speriamo ovviamente che la risposta sia positiva.

Collasso del trasporto. Quale idea di sviluppo: turismo o produzione?

Ma il punto non è la raggiungibilità dell’Alto Adige come meta turistica. La cultura (e l’immagine) mono-turistica dell’Alto Adige è anzi un pericolo dal quale allontanarsi in fretta: poco sostenibile e nemmeno troppo redditizia, soprattutto nella modalità mordi e fuggi dei mercatini. Rischiamo di diventare una Disneyland del buon vivere, alla pari di Venezia. Con paccottiglie natalizie (fatte bene) al posto del gondole in vetro. Pensiamo di vivere di loden, speck fatto con maiali importati dall’est Europa, e centri tavola in legno venduti nelle casette in legno?

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Forse vale la pena di ricordare che – conti alla mano – il turismo non è il primo produttore di valore aggiunto in Alto Adige. Questo rimane, con il 23% del Pil, la manifattura. Nessuna contrapposizione, i due fattori contribuiscono entrambi al nostro benessere. Però va ricordato che a produrre la nostra ricchezza non sono (solo) i masi e gli alberghi, ma le imprese che esportano all’estero beni e servizi unici nel loro genere, la filiera dell’automotive che dà lavoro a diecimila famiglie e altre eccellenze industriali. Ogni economia innovativa (quale vuole essere quella altoatesina) ha però bisogno di interscambi e collegamenti efficienti: quali sono i ricercatori che verranno a vivere e lavorare in Alto Adige se è tanto difficile raggiungere Londra, Milano, Monaco o qualsiasi altro hub dell’economia? La distanza percepita dell’Alto Adige dal resto del mondo (più importante di quella reale) rischia di aumentare. Conta poco essere a due ore e un quarto di auto da Milano e Monaco se per arrivarci in treno ne servono quattro e se prendere l’autostrada è un terno al lotto che può far saltare un appuntamento di lavoro.

Collasso del trasporto: quali infrastrutture

Abbiamo parlato della cultura mono-turistica, parliamo ora di infrastrutture. Molto buone all’interne dell’Alto Adige (è importante parlare del tram a Bolzano, ma non è quello il punto) quanto assolutamente insufficienti verso l’esterno. Togliamo da parte per un attimo – giusto per facilitare il dibattito – il tema dell’aeroporto. Facciamo finta nemmeno di aver la pista. Ma a prendere un aereo a Innsbruck o Verona, a Milano o Monaco, come ci arriviamo? E’ pensabile a una strategia di sviluppo economico (e di supporto al turismo) senza collegare stabilmente gli aeroporti e le capitali economiche?

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Ne scrivemmo due anni e mezzo fa e la situazione è assolutamente peggiorata: la ripresa economica ha portato un nuovo aumento del traffico sull’A22 (quasi +10% in due anni), l’apertura del Tunnel del Brennero è slittata in avanti di un anno al 2027 e la terza corsia dinamica dell’A22 rimane lontana. Non esiste ovviamente una soluzione unica. Il vero nodo – difficile da risolvere – è probabilmente quello ferroviario: Bolzano è collegata solo da cinque Frecce al giorno, tutte verso Roma, che, per arrivare a Verona, impiegano di fatto lo stesso tempo del regionale veloce. La mobilità dell’Alto Adige verso l’esterno rischia il collasso. Pensare che sia un non-problema perché i turisti in qualche modo arrivano lo stesso, è un errore da non fare: ci accorgeremmo del guaio troppo tardi. (lu.b.)

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