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Ötzi, un «cold case» discusso (anche) all’Harvard Club di New York

Pubblicato il 11 gennaio 2018 in Culture

Ötzi  

Su invito del famoso Harvard Club di New York, Alexander Horn, commissario capo della polizia criminale di Monaco di Baviera e «profiler», ha presentato il progetto di ricerca del Museo Archeologico dell’Alto Adige sul caso dell’omicidio dell’Uomo venuto dal ghiaccio. Al termine, Horn e Angelika Fleckinger, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige, hanno preso parte a una discussione davanti a un pubblico di oltre 200 persone. Occasione per la serata era il 164° compleanno di Sherlock Holmes, ricorrenza che il club celebra ogni anno invitando esperti in criminologia. Nonostante le condizioni meteo davvero avverse a New York, oltre 200 laureati della prestigiosa università hanno raccolto l’invito affollando il salone delle feste dello Harvard Club a Manhattan.

«Le indagini devono partire da tre domande fondamentali»

Horn ha illustrato in primo luogo la sua unità speciale a Monaco dedicata all’analisi dei casi criminali e la metodica applicata per cercare di risolvere casi complessi di omicidio. Le indagini devono partire, a suo dire, da tre domande fondamentali: cos’è successo nella fase antistante al delitto? Come è stato compiuto? Com’era il comportamento del colpevole dopo l’omicidio? Un importante presupposto per l’analisi dei casi criminali è che essa può fondarsi esclusivamente su fatti. L’attività svolta dall’unità speciale di Horn consiste perciò proprio nello sviscerarli a fondo e selezionare una serie di supposizioni. Un modello di analisi, questo, che si può applicare a ogni caso, anche a quelli irrisolti – i cosiddetti cold case – come l’assassinio dell’Uomo venuto dal ghiaccio accaduto 5.000 anni fa. Il pubblico dello Harvard Club ha assistito con grande interesse all’intervento ponendo a Horn e all’esperta di Ötzi Angelika Fleckinger numerose domande.

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