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Castel di Valle, manutenzione per evitare il crollo delle rovine

Pubblicato il 20 novembre 2018 in Territorio

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Castel di Valle si trova a quota 1.600 metri nella parete rocciosa del Monte Stevia all’imbocco di Vallunga in val Gardena. Ne rimane in piedi la facciata meridionale esposta verso valle e il cortile anteriore che versa in condizioni precarie. La rovina è di proprietà dell’Agenzia demanio provinciale. La Giunta provinciale onde evitare il crollo della rovina di Castel di Valle, nella seduta del 20 novembre su proposta degli assessori Florian Mussner e Christian Tommasini, responsabili il primo per la tutela dei beni culturali e il secondo per edilizia e patrimonio, ha deciso di disporre interventi di manutenzione e risanamento.

«La stima sullo stato delle rovine eseguita in accordo fra le ripartizioni beni culturali e edilizia e patrimonio ha preventivato un investimento di circa 250.000 euro per l’esecuzione dei lavori di manutenzione e risanamento più urgenti», fanno presente Mussner e Tommasini evidenziando come per poter addivenire ai lavori, però, sia necessario lo scorporo della rovina di Castel di Valle dalla proprietà dell’Agenzia demanio provinciale e il suo inserimento nel patrimonio disponibile della Provincia. In tal modo il complesso potrà essere inserito nel programma di manutenzione edilizia dell’Ufficio manutenzione opere edili e quindi avviati i necessari interventi manutentivi e di risanamento.

Castel di Valle, casa ancestrale della famiglia nobiliare tirolese Wolkenstein-Trostburg, fu costruita nel 13° secolo. Attorno al 1240 il proprietario del castello era Heinrich von Kastelruth. Nel 1293 lo ereditò assieme al tribunale Wolkenstein Randolt von Villanders, un antenato dei Wolkensteiner. Andato in eredità nel 1407 a Heinrich von Wolkenstein, fratello maggiore del più famoso poeta del Minnesang Oswald von Wolkenstein, alla fine del 15° secolo venne distrutto dalla Repubblica di Venezia. Ricostruito nel 1525 fu utilizzato quale sede del tribunale per poi decadere.

Foto di Wolfgang Moroder – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5648218

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