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Carta d’identità elettronica, breve storia triste

Pubblicato il 25 agosto 2018 in Innovazione, Territorio

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Al momento di rifare la carta d’identità, circa un anno e mezzo fa, avevo optato con entusiasmo per la carta d’identità elettronica. Bolzano era una delle poche città a partire con la sperimentazione e mi sentivo come un pioniere: chissà quante cose avrei potuto fare con questo documento. Favorire l’innovazione della Pubblica Amministrazione valeva bene la spesa di 25 euro. Dopo poche settimane però sulla carta di identità elettronica (così somigliante a un bancomat ma molto meno utile) sono comparse le prime incrinature ai bordi poi, alla vigilia delle vacanze estive, il crollo: carta d’identità elettronica completamente scollata, divisa in due. Chiamo l’anagrafe di Bolzano, gentilissimi ed efficienti: nulla da fare, non c’è rimedio. Bisogna rifarla.

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Coda di venti minuti (lo so, ad agosto è poco: a Bolzano sono bravi) e si arriva allo sportello. «Però non posso fargliene una uguale. Al momento le carte d’identità elettronica sono sospese», mi spiega l’addetta. Per carità, andiamo sul sicuro, sul cartaceo…«Non è il primo sa? Dalla Zecca di Stato ci hanno detto che si è trattato di un lotto difettoso. Ma comunque i costi sono a carico del cittadino. Va detto che quelle che non si aprono in due come la sua a volte hanno un altro difetto: dopo pochi mesi non si leggono più le scritte. Invece la sua è perfetta…». Vedi la fortuna a volte. Avanti. Facciamo pure quella tradizionale, classica (che poi quella altoatesina, bilingue e verdina, sembra un passaporto). «La carta d’identità costerebbe 5,42 euro, ma purtroppo, visto che lei la consegna in anticipo, bisogna aggiungere i 5,16 euro di prima emissione…».

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