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Alto Adige, un lavoratore su dieci è discriminato

Pubblicato il 20 marzo 2018 in Lavoro, Territorio

Immigrazione-Lavoro  

Il 21 marzo l’ONU celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale. A questo proposito l’IPL | Istituto Promozione Lavoratori pubblica dei dati che illustrano le discriminazioni e gli svantaggi presenti nel mondo del lavoro altoatesino. Il risultato principale: in Alto Adige è dell’11% la quota di occupati che dichiara di avere subito uno svantaggio sul posto di lavoro nei 12 mesi precedenti la rilevazione. Il 5% dei casi è dovuto all’età, il 4% alla lingua, il 3% all’origine/colore della pelle, il 2% alla nazionalità e al genere e il 2% è legato ad altri motivi (come religione, disabilità, orientamento sessuale).

L’European Working Conditions Survey (EWCS) rileva quanti occupati, negli ultimi dodici mesi, hanno subito situazioni di svantaggio sul posto di lavoro a causa di caratteristiche personali come l’età, la lingua, il genere, l’origine/colore della pelle, la religione, l’orientamento sessuale o la disabilità. Ben l’11% degli occupati in Alto Adige dichiara di aver subito un tale svantaggio sul posto di lavoro nei 12 mesi precedenti la rilevazione: il 5% per l’età, il 4% per l’appartenenza linguistica, il 3% per l’origine o il colore della pelle e il 2% per motivi come nazionalità, genere, religione, disabilità oppure orientamento sessuale. Con il 2% di occupati altoatesini che dichiara di aver subito una discriminazione legata al genere, l’Alto Adige si posiziona esattamente sui valori della media UE. Degno di nota è il fatto che le donne dichiarino ben quattro volte di più degli uomini di aver subito uno svantaggio legato al genere, Nonostante la percentuale bassa si tratta di una differenza statisticamente rilevante.

Nel confronto tra paesi l’Alto Adige si posiziona come segue: per la discriminazione legata all’origine/colore della pelle, i valori corrispondo a quelli austriaci, sono più alti che i valori italiani e svizzeri e molto più alti che quelli tedeschi. Rispetto alla nazionalità, intesa come cittadinanza, il valore altoatesino del 2% è sensibilmente più basso di quello austriaco (5%) e svizzero (4%). La discriminazione del 2 % legata al genere corrisponde ai valori italiani, svizzeri e della UE; qui il valore austriaco ammonta al doppio (4%), mentre quello germanico è dell’1%. Nella categoria aggregata religione/disabilità/orientamento sessuale, l’Alto Adige si posiziona nella media nazionale del 2% di casi. La Germania, la Svizzera e l’UE si posizionano all’1%, mentre il valore austriaco è nuovamente quello più alto (6%).

Per poter tenere conto della situazione particolare in Alto Adige, alla versione altoatesina del questionario è stata aggiunta la categoria “svantaggi a causa del gruppo linguistico”. Rispetto a questa caratteristiche, ben il 12% degli intervistati con background migratorio si sente svantaggiato, seguito dal 9% degli occupati di lingua italiana. Negli occupati di lingua tedesca e bilingui è quasi assente questa percezione. Più di un quinto (22%) delle persone immigrate in Alto Adige per motivi di lavoro od altri dichiarano di avere subito una discriminazione sul posto di lavoro a causa di una o più caratteristiche. Tra la popolazione “autoctona” (ovvero locale, con tutti e due i genitori nati in Provincia) solo il 9% dichiara di aver subito svantaggi.

«I dati rilevati con l’EWCS Alto Adige 2016 permettono una prima quantificazione delle situazioni di svantaggio nel mondo del lavoro altoatesino. Anche se l’entità potrebbe sembrare a prima vista limitata, un più attento sguardo ai dati rileva comunque un certo fabbisogno di interventi e di sensibilizzazione», affermano i ricercatori IPL.

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